Cronaca / Val Calepio e Sebino
Sabato 07 Febbraio 2026
Nonna di Sarnico ricorda il voto alle donne nel 1946: «Partecipare, che emozione»
LA TESTIMONIANZA. Elisabetta Gervasoni, 103 anni, ricorda la sua prima volta alle urne ottant’anni fa: «Eravamo tantissime e felici. Non ho mai perso una votazione».
Le vecchie schede elettorali chissà dove sono finite. «Non ce le ho più», dice. Ma mentre sfoglia le foto in bianco e nero custodite tra le pagine dell’album del matrimonio, l’abito bianco con «la coda» nonostante il 6 giugno 1942 fosse tempo di guerra, Lisa Gervasoni ricorda bene anche il momento in cui, quattro anni più tardi, per la prima volta si recò alle urne per scegliere tra monarchia e Repubblica, ed eleggere l’Assemblea costituente.
«Al referendum del 1946 scelsi la monarchia e poi votai per la Dc», racconta dal soggiorno vista lago al quarto piano dello storico condominio «Riviera» di Sarnico, realizzato dal fratello Carlo e utilizzato prima come casa vacanze e poi come residenza stabile dal 2010.
Aveva 24 anni quando andò alle urne: era già sposata da cinque
«Mi sono sempre interessata alla vita politica: all’epoca c’erano le tribune politiche per strada. E io le seguivo sempre. Il 2 giugno 1946 andai a votare: c’erano tantissime donne»
Classe 1922, all’epoca aveva 24 anni e da cinque era già sposata con il ragusano Giuseppe Criscione, ispettore del demanio e capitano di fanteria. «Servì la firma di mio padre per autorizzare il matrimonio», tiene a precisare, dato che all’epoca la maggiore età arrivata al compimento dei 21 anni. Dal loro matrimonio sono nate le figlie Rosalba e Giovanna, che a loro volta le hanno dato quattro nipoti.
«Vivevo in piazza Umberto I, in un appartamento. Sotto mia madre che vendeva i giornali: andavo io a prendere le carte bollate e così conobbi mio marito, che era a Sarnico come procuratore all’Ufficio del Registro. Mi sono sempre interessata alla vita politica: all’epoca c’erano le tribune politiche per strada. E io le seguivo sempre. Il 2 giugno 1946 andai a votare: c’erano tantissime donne».
Alla scuola di «avviamento», unica donna in una classe di uomini
Unica donna in una classe di soli uomini, compreso l’ingegner Carlo Riva, alla scuola professionale per «l’avviamento» a Palazzolo sull’Oglio, quando le si chiede se abbia mai pensato, negli anni, di entrate in politica, risponde con sicurezza: «No, non avevo l’istruzione adeguata. Sono rimasta indietro». E poi spiega, con un aneddoto della sua lunga vita, anche il significato del dizionario che ancora oggi tiene sul tavolino del soggiorno vista lago, pronto all’uso in caso di necessità: «Quando sono andata a Milano con mio marito (era il 1950, ci sono rimasta per sessant’anni) con il mio “paltoncino” e la mia borsettina ho trovato il lusso. Io non avevo né la pelliccia né la borsa di coccodrillo. Vedevo che mi mancava qualcosa rispetto alle altre mogli dei colleghi di mio marito, e gli facevo presente che le altre erano tutte eleganti. Ma lui mi rispondeva che tanti suoi colleghi, impegnati in finanza, ne approfittavano, mentre lui voleva essere un uomo onesto, per tornare a camminare sul lungolago di Sarnico a testa alta, una volta in quiescenza». Cercò il significato di quella parola sul dizionario, per scoprire che alludeva al periodo della pensione. «Oggi non lo consulto più perché non ci vedo», ma il dizionario resta lì, pronto per ogni evenienza, sul tavolino.
Il referendum per il divorzio
«Avevo pensato che, se una donna capiva di essersi ritrovata in una unione infelice, così poteva fare un passo indietro»
Tornando ai momenti che, chiamando gli italiani al voto, hanno fatto la storia, Lisa Gervasoni ricorda anche quello del referendum del 1974: «Votai per il divorzio – rivela –, ma poi mi sono trovata un po’ pentita». E qui il riferimento è alla fine di alcuni matrimoni di famigliari e conoscenti. «Ma avevo pensato che, se una donna capiva di essersi ritrovata in una unione infelice, così poteva fare un passo indietro».
Gli anni e le difficoltà della Seconda guerra mondiale
««All’epoca la politica si viveva veramente. Non come oggi»
Nel mezzo ci sono un viaggio in treno fino in Liguria, «da sola e sotto i bombardamenti» per raggiungere il marito che durante la Seconda guerra mondiale era ufficiale di fanteria a Ospedaletti ligure. Poi il rientro a Palazzolo, dove la raggiunse il padre in bicicletta, dato che il marito era stato chiamato al fronte. Fu fatto prigioniero e deportato ad Auschwitz, da dove riuscì a rientrare solo nel 1946, anno in cui si recarono insieme a Ragusa, «per svernare». E anno in cui, per la prima volta, poté recarsi alle urne: «All’epoca la politica si viveva veramente. Non come oggi. Ora non riesco più a seguirla: sento poco e non riesco più a seguire le trasmissioni in televisione, che guardo poco. Preferisco passare il tempo recitando il rosario. Ma sono sempre andata a votare».
Salute di ferro, al collo la corona del rosario donatale da Papa Francesco
Il 26 novembre Lisa Gervasoni, all’anagrafe Elisabetta, compirà 104 anni. «Penso che non ci sarò più», dice sorridendo e facendo riferimento a qualche acciacco, nonostante la sua salute e la sua forma fisica siano davvero invidiabili. Basti pensare che ogni mattina incontra le amiche di fronte a una tazza di caffé al bar sotto casa.
Donna d’altri tempi, un velo di rossetto sulle labbra ed eleganti orecchini di perle alle orecchie, mostra con orgoglio la corona del rosario che porta al collo: è un dono di Papa Francesco, incontrato nel 2022 in piazza San Pietro, in occasione del suo centesimo compleanno. Gli chiese una benedizione speciale, presentandosi come una «semplice casalinga bergamasca». Lui le accarezzò il volto: «Gli dissi che a quel punto potevo morire in pace. Lui mi diede appuntamento dieci anni dopo».
L’importanza di andare a votare
A Sarnico al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 si recarono alle urne 2.082 elettori, il 94,21% degli aventi diritto. Numeri che negli anni sono andati sempre più scemando, lasciando posto al «partito» dell’astensionismo. Nella cittadina del basso Sebino furono 1.177 i voti validi per la Repubblica e 799 quelli per la monarchia. In Bergamasca, invece, le preferenze per la monarchia superarono quelle per la Repubblica di poco più dell’1%.
«Io ci tengo a votare: sono italiana, sono bergamasca, ci tengo al mio paese. Nel 2024, quando sono entrata ai seggi alle scuole, mi hanno fatto un applauso»
Ai giovani soprattutto, Lisa Gervasoni vuole ricordare l’importanza di recarsi alle urne. Un dovere, oltre che un diritto, conquistato dalle donne per la prima volta in quel lontano 1946 di cui, purtroppo, oggi non ricorda tutti tutti i particolari. È molto probabile, però, che la Lisa 24enne quel 2 giugno fosse uscita per raggiungere i seggi indossando il vestito della festa. Di sicuro aveva gli orecchini e la collana: «Non sono mai uscita senza». Forse, come ora, aveva anche il rossetto, come la protagonista del pluripremiato «C’è ancora domani», il film diretto e interpretato da Paola Cortellesi.
«Quel giorno sono stata contenta. Eravamo tutte contente. Per noi donne era la prima volta»
Nell’ultimo decennio alle elezioni amministrative di Sarnico la decana è diventata un esempio per la comunità. «Io ci tengo a votare: sono italiana, sono bergamasca, ci tengo al mio paese. Nel 2024, quando sono entrata ai seggi alle scuole, mi hanno fatto un applauso. Chi non va a votare fa male, perché se non si vota non va avanti niente. E bisogna andare a votare con criterio». Un richiamo al voto che sa di democrazia, di cittadinanza attiva, di partecipazione come «felicità pubblica», nel senso arendtiano del termine. «Quel giorno sono stata contenta – ricorda ancora Lisa Gervasoni, tornando indietro di ottant’anni –, eravamo tutte contente. Per noi donne era la prima volta».
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