(Foto di San marco)
LA TRAGEDIA. Tragico incidente nella serata di giovedì 7 maggio a Castelli Calepio, lungo la provinciale 91: un giovane ciclista, di soli 19 anni, è morto dopo uno scontro con una Bmw. Inutili i soccorsi intervenuti con ambulanza ed elisoccorso.
Castelli Calepio
Tragico incidente a Castelli Calepio: intorno alle 19.30 di giovedì 7 maggio un ragazzo di soli 19 anni, in bicicletta, ha perso la vita in uno schianto contro un’auto. L’incidente è avvenuto in via Gabriele D’Annunzio, lungo la provinciale 91, all’altezza della farmacia e all’altezza de una rotatoria, in un tratto caratterizzato da un lungo spartitraffico.
Il ragazzo, bergamasco e residente in paese, stava pedalando sulla rotatoria quando si è scontrato con una Bmw bianca che proveniva da Bergamo in direzione di Sarnico: alla guida un giovane di 25 anni, straniero, che era a bordo della vettura insieme ad altre due persone. Nell’impatto il 19enne è finito violentemente contro il parabrezza della vettura per poi essere sbalzato per alcune decine di metri.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, un’ambulanza e l’elisoccorso decollato da Bergamo. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori,il ragazzo è morto poco dopo l’impatto.
Le forze dell’ordine hanno chiuso il tratto di strada per permettere i soccorsi e i rilievi: nella zona lunghe code per diverse ore.
«Non ci sono parole di fronte a questa tragedia - ha commentato il sindaco di Castelli Calepio Adriano Pagani, giunto sul luogo della tragedia -. Questa è una strada pericolosa come stiamo dicendo da tempo. La comunità si stringe alla famiglia, alla mamma e al papà del ragazzo».
«Ancora una volta ci troviamo costretti a scrivere parole che nessuno vorrebbe mai dover pronunciare. Ancora una volta una bicicletta, una strada della nostra provincia e una giovane vita spezzata in modo drammatico». A scrivere è Claudia Ratti, presidente dell’Aribi, associazione che da 45 anni opera sul territorio bergamasco per promuovere la mobilità ciclistica e la sicurezza stradale.
«Continuiamo ad assistere a una sequenza impressionante di incidenti che coinvolgono gli utenti più fragili della strada. La provincia di Bergamo, purtroppo, continua a registrare numeri pesantissimi sul fronte della sicurezza stradale. Ogni anno decine di persone perdono la vita sulle nostre strade e una parte significativa riguarda pedoni e ciclisti, cioè coloro che meno sono protetti nell’impatto con la velocità e la massa dei veicoli. Dietro questi numeri ci sono famiglie distrutte, giovani vite spezzate, esistenze che cambiano per sempre» spiega Claudia Ratti.
«La strada è uno spazio condiviso e richiede attenzione, responsabilità e rispetto reciproco. Proprio per questo abbiamo lanciato la campagna “Vorrei uscire anche domani”, una frase semplice ma dal significato profondissimo»
«Da anni insistiamo sul fatto che la sicurezza stradale non sia una battaglia di categoria, ma una questione che riguarda tutti. Riguarda il ciclista sportivo e il ragazzo che torna a casa, ma anche il pedone, l’anziano, il motociclista, l’automobilista, il conducente di autobus o di camion. La strada è uno spazio condiviso e richiede attenzione, responsabilità e rispetto reciproco. Proprio per questo abbiamo lanciato la campagna “Vorrei uscire anche domani”, una frase semplice ma dal significato profondissimo. Non è uno slogan provocatorio: è la richiesta umana di poter uscire in bicicletta con la serenità di sapere che si potrà tornare a casa. Oggi questa certezza, purtroppo, troppe persone non la sentono più».
«Occorre continuare a investire in educazione, infrastrutture sicure, controlli, manutenzione e soprattutto in una nuova cultura della strada che rimetta al centro la vita umana. Perché ogni volta che leggiamo di un ciclista morto, di un ragazzo di 19 anni che non farà più ritorno a casa, perdiamo tutti qualcosa come comunità» conclude Claudia Ratti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA