«Alpini, qui a Genova accoglienza calorosa. Bergamo protagonista» - Foto e video

L’ADUNATA. Tricolore esposto a ogni angolo. Oggi la grande sfilata, attese 7mila penne nere orobiche. Sonzogni: «Il Centenario da noi? Prendiamo le misure».

Genova

Contro ogni polemica, la città di Genova ha accolto gli alpini in modo straordinario. Il tricolore è esposto in ogni angolo; vie e piazze risuonano di canti alpini e l’atmosfera è quella di una vera festa. Nella folla tanti alpini bergamaschi tra incontri, convivialità, allegria, ricordando i valori che ispirano l’alpinità.

Presa d’assalto la Cittadella degli Alpini, con stand in cui sono presenti i reparti degli alpini in armi e le specialità della Protezione civile Ana che si raccontano e propongono ai più piccoli attività per sperimentare cosa significa spegnere un incendio, effettuare un salvataggio, arrampicare o farsi aiutare dai cani per ricercare dispersi. Muoversi per le strade del capoluogo ligure diventa a tratti impossibile, soprattutto quando le fanfare suonano percorrendo viale XX Settembre. Non è difficile imbattersi in una penna nera della sezione di Bergamo, alcuni sono arrivati già giovedì 7 maggio, altri sabato 9 mattina per non perdere questa parte fondamentale dell’adunata. «Quando arrivano gli alpini - commenta Giorgio Sonzogni, presidente sezionale - il clima è sempre di condivisione e allegria, ma anche di rispetto nei momenti istituzionali. La sindaca Silvia Salis ha espresso gratitudine per quello che gli alpini fanno. Sono soddisfatto della presenza dei bergamaschi, alla sfilata saremo 6/7 mila». «Insieme all’amico Gianfranco Ceci - scherza (non troppo) Sonzogni - stiamo prendendo le misure per la prossima adunata a Bergamo, quella del centenario nel 2029».

Un clima di festa

Su un aspetto tutti sono concordi: il clima di questa 97 adunata è sereno e gioioso. «L’accoglienza della gente è molto calorosa - dice Hans Quarteroni, coordinatore della Alta Val Brembana -. Siamo diversi gruppi poco fuori Genova in un oratorio, dove il nostro cuoco Franco Piletti si occupa di pranzi e cene, mentre noi siamo in giro. Una signora di 90 anni venerdì è venuta con quattro torte». Piccoli gesti che dicono molto. «Sono stati smentiti tutti i pregiudizi. È l’adunata della conferma che gli alpini sono amati» ribadisce Marco Saita. Alessandro Manzinali ha solo 19 anni, non ha fatto la naja, ma ha il Dna da alpino: «Sono stato a tante adunate, con mio papà non ho avuto scelta». Il babbo è Carlo Manzinali che dice: «Oggi (ieri per chi legge) ho avuto l’onore di essere presente a Palazzo Ducale per l’incontro delle Sezioni Estere. Vedere alpini arrivare da Australia, America e da tutta Europa è la prova che i nostri valori non hanno confini. ​Le Sezioni estere tengono alto il nome dell’Italia nel mondo, una “seconda naja” fatta di lavoro, sacrificio e amore per le radici». Tra loro Fabio Brembilla, presidente della sezione della Svizzera: «Sono bergamasco ed è sempre un piacere rientrare in Italia per l’adunata che mi porta a sentire ogni città in cui si svolge come la mia città. Oggi è una festa, la sfilata sarà l’apoteosi». Fabio per testare la «bergamaschità» degli amici che incontra propone un test, chiedendo dove sia nato Bartolomeo Colleoni, forte del fatto che è membro dell’associazione dedicata al condottiero (la risposta è Solza). Gian Mario Gervasoni, di Roncobello, è stato presidente della sezione di Savona, che oltre 50 anni fa ha istituito il premio alpini dell’anno: «Sono numerosi i bergamaschi che hanno ricevuto questo riconoscimento». Ha poi collaborato nella commissione per il Premio Fedeltà alla montagna, «inventato» da Lino Chies, un modo concreto di sostenere moralmente e concretamente chi vivi in montagna».

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