In cella da innocente per un anno e mezzo. Lo Stato lo risarcisce con 134mila euro

LA SENTENZA. Omicidio nella cascina didattica di Entratico, vittima il professore 58enne Cosimo Errico. L’indiano Surinder Pal restò in carcere per 569 giorni: l’assoluzione è diventata definitiva.

Entratico

Per oltre 500 giorni rimase in carcere, come misura cautelare, per l’omicidio di Cosimo Errico, docente dell’Istituto «Natta» di Bergamo, commesso il 3 ottobre 2018 a Entratico. Un fatto per il quale Surinder Pal è stato giudicato innocente . Sentenza assolutoria in primo e secondo grado, e nessun ricorso in Cassazione, la sentenza è diventata definitiva.

In seguito a questo, l’avvocato Michele Agazzi ha presentato istanza per il riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione. Richiesta accolta: l’indiano 63enne ha ricevuto 134mila euro di risarcimento (la cifra richiesta era di 150mila). E, nei giorni scorsi, è tornato nel suo Paese di origine. Sollevato più per l’assoluzione e la scarcerazione (nell’ottobre 2021), che per la cifra ricevuta per i 569 giorni (più di un anno e mezzo) passati in carcere.

Il commento della sentenza

«Sono molto soddisfatto per questo risultato – ha affermato l’avvocato Agazzi –. La vicenda madre è certamente drammatica, per la famiglia della vittima e per il mio assistito, che ha sempre dichiarato la sua innocenza, ma almeno ha ricevuto un ristoro per l’ingiusta detenzione».

Il legale ha inoltre spiegato che il risarcimento non è automatico in questi casi. Lui ha sì presentato istanza (corredata da una lunga serie di documenti e atti), ma è necessario dimostrare che la persona ristretta in carcere «non abbia indotto la Procura in errore, non deve esserci né dolo né colpa grave».

Resta il giallo di chi ha ucciso il professore

Insomma, non deve aver contribuito a creare l’ipotesi della sua presunta colpevolezza. E Surinder Pal «ha sempre proclamato la propria innocenza». Resta dunque senza risposta l’interrogativo di chi abbia ucciso il professore 58enne nella sua «Cascina dei fiori» a Entratico, sulla pista ciclabile della Valcavallina, e meta di scolaresche per appuntamenti didattici.

All’epoca Pal lavorava nella cascina, aveva problemi di alcol («Ma dopo questa vicenda ha deciso di non toccar più bevande alcoliche», rimarca l’avvocato Agazzi). L’indiano venne arrestato e rimase in carcere per 569 giorni. Secondo la Procura di Bergamo (in primo grado fu chiesta la condanna a 24 anni), quel giorno, dopo aver finito di lavorare, sarebbe andato a casa, ma successivamente avrebbe fatto ritorno nella cascina per cercare del denaro. Per la Procura sarebbe stato scoperto dalla vittima, che venne così aggredita e uccisa. Pal, sempre secondo la prima ricostruzione dell’accusa (che però non ha retto al processo), sarebbe quindi rientrato nella casa di Casazza che condivideva con il connazionale Mandip Singh (assolto dall’accusa di favoreggiamento).

Pal finì in carcere, in misura preventiva, dall’aprile del 2020 all’ottobre del 2021, quando la Corte d’assise di Bergamo (presidente il giudice Giovanni Petillo, a latere Bianca Maria Bianchi) emise la sentenza di assoluzione. In sede di Appello la sentenza assolutoria di primo grado venne confermata dopo solo 2 ore di Camera di consiglio (l’accusa da parte sua insistette sulla colpevolezza e chiese la condanna all’ergastolo). La sentenza di assoluzione ora è diventata definitiva. Per Pal è arrivato il risarcimento e il ritorno a casa, in India.

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