In 6 mesi 3.600 chiamate per la droga dello stupro: smantellato il vertice
L’INDAGINE. Arresto e 5 denunce dei carabinieri di Gandino. Partendo da una lite, scoperto un giro di spaccio provinciale a base di festini, ricatti, violenze, estorsioni e prostituzione.
Una lite in casa per un debito di droga ha fatto scattare un’articolata indagine che, a distanza di un anno, ha permesso di smantellare un vasto giro di spaccio di «Mdpv», acronimo che sta per «metilenediossipirovalerone», ma che è più tristemente nota come «droga dello stupro», in tutta la Bergamasca. Si tratta di una sostanza stupefacente chimica e potentissima, relativamente recente per diffusione e molto cara – si arriva anche a 150 euro al grammo –, oltre che con conseguenze piuttosto gravi chi la assume (deliri, allucinazioni, riduzione dei freni inibitori, stato confusionale).
I dettagli delle indagini
L’indagine dei carabinieri della stazione di Gandino, coordinati dal sostituto procuratore Laura Cocucci, ha permesso di appurare che, in soli sei mesi, l’uomo ritenuto al vertice dello spaccio – un romeno di 40 anni residente a Treviolo – avrebbe ricevuto sul suo cellulare qualcosa come 3.600 telefonate di tossicodipendenti e consumatori proprio di «Mdpv», oltre che di cocaina.
Ne è emerso un quadro di degrado, con festini a base di sesso e droga, cui partecipavano quasi esclusivamente uomini, ai quali il romeno 40enne spacciava dosi da un grammo di «droga dello stupro» a cento, centocinquanta euro l’una. Droga che veniva poi consumata proprio durante i festini che il quarantenne organizzava nella sua casa di Treviolo dove approfittava dello stato confusionale degli invitati per praticare estremi abusi fisici e sessuali.
Non mancavano – è emerso dall’indagine – ricatti e casi di usura, come il prestito di denaro ai clienti per l’acquisto della droga, per poi richiedere le somme indietro con ingenti maggiorazioni. E, nel caso il denaro non venisse restituito, i tossicodipendenti venivano ricattati dal romeno che li minacciava di diffondere on line foto e video in cui venivano ritratti in atteggiamenti intimi.
Accusato anche di favoreggiamento della prostituzione
In tutto questo gli inquirenti hanno anche scoperto che il quarantenne romeno aveva prestato la sua casa di Treviolo anche a una prostituta per svolgere la sua attività in cambio di una percentuale sui guadagni: aspetto che ha fatto rimediare al romeno anche l’accusa di favoreggiamento della prostituzione.
Al centro dell’attività del romeno c’era però appunto lo spaccio della droga dello stupro, che era riuscito a diffondere in tutta la Bergamasca e anche oltre, attraverso alcuni pusher fidati che operavano anche nel Milanese e nella zona di Breno, in Valle Camonica. L’indagine si è conclusa lo scorso 5 maggio, quando il romeno quarantenne è stato arrestato e posto ai domiciliari: deve rispondere di spaccio di stupefacenti, favoreggiamento della prostituzione, usura ed estorsione.
Una quindicina di tossicodipendenti assuntori di «Mdpv» sono stati segnalati alla Prefettura di Bergamo perché vengano inseriti in percorsi di disintossicazione. Cinque le persone indagate a piede libero, tra cui una cinquantenne italiana di Clusone con la quale il romeno quarantenne si era presentato, il 22 aprile del 2025, a casa del cliente di Gandino, il quale, essendosi fatti piuttosto forti i toni, aveva chiamato i carabinieri della locale stazione, facendo di fatto scattare quella che si è poi rivelata essere una vasta indagine antidroga.
Gli altri quattro denunciati – tre uomini e una donna, di cui tre italiani e uno straniero – abitano a Villa d’Ogna, Rovetta, Ponte Nossa e Breno, nel Bresciano. Le loro abitazioni sono state perquisite ed è stato trovato materiale per il confezionamento e la consumazione della droga dello stupro (tra cui pipe, bilancini e cellophane), mentre a Treviolo, a casa del romeno poi arrestato, sono state rinvenute modiche quantità di droga dello stupro, oltre al suo cellulare: è stato proprio lo smartphone a far scoprire il vaso di pandora, facendo luce sulle migliaia di contatti raccolti nel corso dei mesi dal 40enne, oltre che sui festini, sui ricatti e sulle estorsioni che il quarantenne orchestrava con la complicità degli altri indagati.
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