In Val Seriana: «Sentieri e ponti travolti. L’ambiente è sconvolto»
MALTEMPO. Il vice presidente del Cai, Valoti: «L’acqua ha portato via tutto». Ventinove escursionisti tratti in salvo con l’elicottero dei vigili del fuoco.
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Alta Val Seriana
Ne hanno viste di tormente, lassù fra i 3.000 metri dei «Giganti delle Orobie», ma questa volta i gestori dei rifugi tra i Pizzi Coca e Redorta dalle loro casette alpine hanno assistito al finimondo. «Non volevo terrorizzare gli ospiti, facevo finta che era un temporale “normale”, ma la natura così arrabbiata non l’avevo mai vista prima», dice Marco Brignoli dai 2.297 metri di quota dell’«Antonio Baroni al Brunone», dopo aver tirato un bel sospiro di sollievo: gli «ospiti», 17, così come gli altri 12 al «Mario Merelli al Coca» (1.892 metri), erano bloccati lì da giovedì 20 agosto ed è venuto a prenderli l’elicottero dei vigili del fuoco, la mattina di sabato 22.
«L’acqua ha portato via tutto»
L’allerta arancione dei giorni più piovosi non soltanto di questa estate li ha sorpresi mentre erano già lungo le tappe del Sentiero delle Orobie. Attrezzati e per nulla sprovveduti, tant’è che non hanno temporeggiato e si sono subito diretti ai rifugi. Non hanno fatto però i conti sugli effetti che un maltempo così intenso avrebbe avuto su torrenti e sentieri. «È impressionante: l’acqua ha portato via tutto o quasi, sempre più irascibile a mano a mano che raggiungeva il fondovalle», dice il vice presidente del Cai di Bergamo, Paolo Valoti, salito con non poca fatica al «Brunone» in sopralluogo. «L’ambiente – riprende – è sconvolto, ci sono sentieri franati, ponti frantumati, catene di sicurezza rotte e il passaggio del Pian dell’Aser impraticabile». Quando dal «Brunone» e dal «Coca» hanno visto la malaparata, hanno chiesto al Soccorso alpino un controllo da valle. «Anche loro si sono dovuti fermare, troppo pericoloso venire verso di noi, così è stata concordata l’evacuazione degli escursionisti in elicottero», ricostruisce Silvana Rodigari dal «Coca». Ed erano già alle prese con i danni in particolare ai serbatoi idrici e alle turbine per l’elettricità: «Senza luce, ce la siamo cavata con le candele», dice la rifugista.
«L’acqua era talmente potente che ha portato via griglie di cento chili sopra le prese di captazione, riempiendo le centraline di sassi e detriti che le hanno bloccate», racconta Brignoli. Sabato 22 agosto il primo elicottero arrivato al «Coca» è stato quello con l’idraulico, per le riparazioni. Intorno alle 10 è stata la volta del velivolo rosso e bianco dei vigili del fuoco. Ha fatto la spola tra i due rifugi e la stazione di Valbondione del Soccorso alpino, dove monitoravano la situazione i carabinieri della Compagnia di Clusone.
«Non dite che siamo chiusi»
Diciassette sono saliti al «Brunone» e 12 al «Coca». I rifugisti sono rimasti a rimettere in sesto. «Non dite che siamo chiusi – sottolinea Marco Brignoli –: un rifugio ha sempre le porte spalancate per chi percorre le terre alte. Non siamo operativi al cento per cento, ma ci siamo». Lo dice deciso, tuttavia se ricorda l’acqua nerissima che scendeva da tutti i versanti e le bugie raccontate agli «ospiti», la voce gli si spezza. Come quando dice del pastore che era riparato dentro al rifugio, mentre le oltre mille pecore erano sferzate dal finimondo e il torrente e ciò di cui era carico sembrava avvicinarsi sempre di più: «Sarà arrivato a trenta metri, povere bestie. Hanno sfondato il recinto, però sono tutte vive».
«Ciascuno ha fatto la sua parte»
Ne hanno da raccontare i 29 evacuati e i loro «custodi», nonostante le foto sui social al lume di candela quasi divertiti. Però scorri le gallery e ti imbatti in fango, pietre divelte, staccionate frantumate, ruscelli e cascate da ogni poro di queste Orobie. Tira un bel sospiro, sul finire della mattina, il delegato della Sesta Orobica del Soccorso alpino, Damiano Carrara: «Tutto è passato dal Numero unico 112 e ciascuno ha fatto la sua parte, e bene». Il presidente del Cai Bergamo, Dario Nisoli, rinnova l’invito alla prudenza e, qualora ci si imbatta in sentieri o situazioni di rischio, chiede di segnalarlo sul Geoportale: «C’è un format apposito, sfruttiamolo e agevoleremo il lavoro della commissione Sentieri».
La conta dei danni nel fondovalle
Pure nel fondovalle continuano conta dei danni e interventi per arginare le urgenze. A Valbondione l’arcata del ponte di Fiumenero sul torrente omonimo (nomen omen: testimoni dicono che giovedì scurissimo lo era per davvero) è stata liberata dai detriti trascinati a valle. A Gandellino la sindaca Flora Fiorina annuncia che la ciclabile ai Gorghi (altro nomen omen, lì il Serio è un vortice unico) ha il destino segnato: ci sono già stati interventi per ripristinare il tratto, franato un’altra volta. La situazione non è stata per nulla semplice: «Avevo allertato residenti e villeggianti, eravamo a un passo dall’esondazione», sintetizza. A Parre la frana della Rata, la provinciale 48 che collega il paese e Ponte Selva, fa litigare il sindaco Francesco Ferrari e la geologa Mariantonia Ferracin, però presto si passerà ai lavori. Dice il primo cittadino: «Il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli ha confermato che martedì inizierà la pulizia del versante, poi i rocciatori verificheranno presenza di massi e stabilità, quindi valuteremo se riaprire la strada. Con Gafforelli analizzeremo la possibilità di realizzare una alternativa agli Alsocc».
Al paese e all’affollata Sagra degli scarpinòcc (fino a stasera, domenica 23 agosto) si arriva da via Sottocorna, ora a senso unico in salita, e si scende appunto dagli Alsocc. Un po’ stretto e tortuoso, tuttavia fattibile.
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