AI SERD. Il fenomeno della dipendenza a Bergamo non riguarda più solo la marginalità sociale, gli utenti adesso sono «variegati». Gli esperti: «Si assumono sostanze anche per sentirsi più sicuri».
AI SERD. Il fenomeno della dipendenza a Bergamo non riguarda più solo la marginalità sociale, gli utenti adesso sono «variegati». Gli esperti: «Si assumono sostanze anche per sentirsi più sicuri».
In Bergamasca, lo scorso anno i SerD – i servizi per le dipendenze delle Asst – hanno preso in carico 8.372 persone, considerando tutti i tipi di «addiction». In questa platea, la dipendenza da droga – che spesso si salda a quella dall’alcol o da gioco d’azzardo, con doppie diagnosi, per questo i dati disaggregati restituirebbero una lettura parziale – offre lo spaccato più soggetto ai mutamenti.
Venerdì 26 giugno ricorre la Giornata mondiale contro la droga. I SerD del «Papa Giovanni» – quello di Borgo Palazzo e quello interno al carcere – nel 2025 hanno assistito complessivamente 4.099 utenti, in calo rispetto ai 4.396 del 2024, ma la quota di under 25 è ora rilevante: sono stati 177, con una netta prevalenza dei maschi (il 78%) e degli italiani (84%).
La cannabis è statisticamente lo stupefacente più diffuso, poi si trovano la cocaina e la ketamina
«Quasi il 40% dei nostri pazienti giunge con una situazione di consumo di sostanze, ma senza diagnosi di dipendenza – dice Marco Riglietta, direttore del Servizio dipendenze dell’Asst Papa Giovanni –: succede perché vengono segnalati da altre fonti, soprattutto il Dipartimento di Salute mentale, o dalla Commissione patenti o dalla Prefettura, oppure vengono portati dai familiari». In generale, la cannabis è statisticamente lo stupefacente più diffuso, poi si trovano la cocaina e la ketamina.
Tra le tendenze c’è l’aumento del principio attivo in alcune droghe, ad esempio la cannabis
Dietro ogni «prodotto» c’è una «clientela» variegata: «L’utilizzo di crack, derivato dalla cocaina, è prevalentemente appannaggio delle fasce della marginalità», prosegue Riglietta. Tra le tendenze c’è l’aumento del principio attivo in alcune droghe, ad esempio la cannabis: «Siamo di fronte a una sostanza ormai diversa, che porta a un più alto rischio di episodi psicotici, soprattutto quando si utilizzano cannabinoidi sintetici».
Nei due SerD dell’Asst Bergamo Est, a Gazzaniga e Lovere, si è passati dai 1.447 utenti del 2024 ai 1.470 del 2025 (+1,6%). Un «aumento contenuto», lo definisce Maurizio Campana, direttore del Servizio dipendenze, ma che «rappresenta un segnale di continuità della capacità assistenziale, in un contesto in cui i bisogni sociosanitari risultano sempre più diversificati».
Proprio l’incremento dell’utenza, riflette Campana, può essere interpretato come «una buona capacità di intercettazione precoce, di accessibilità e di adattamento ai cambiamenti epidemiologici che nel corso del 2026 saranno ulteriormente allargati grazie a interventi di riorganizzazione territoriale delle attività cliniche».
È difficile tratteggiare l’identikit di chi è entrato nel tunnel. «Negli ultimi anni – racconta Luca Moltrasio, direttore del Servizio dipendenze dell’Asst Bergamo Ovest –, mi è capitato più volte di uscire da una visita con la sensazione di aver appena incontrato una persona che non corrispondeva affatto all’idea comune del tossicodipendente: un imprenditore, un professionista, un operaio specializzato, un ragazzo universitario. Se dovessi indicare il cambiamento più evidente che ho osservato negli ultimi 15 anni direi proprio questo: sono cambiate le persone, le sostanze e i luoghi nei quali il disagio si manifesta».
«Sempre più frequentemente incontriamo persone che associano alcol, cocaina, cannabis, farmaci e altre sostanze all’interno della stessa esperienza di consumo»
I SerD dell’Asst Bergamo Ovest, tra Treviglio, Martinengo e Ponte San Pietro, negli ultimi anni sono passati dai 2.189 utenti del 2022 ai 2.803 del 2025 (+28% in un triennio); nello stesso arco temporale, le persone prese in carico per la prima volta sono cresciute del 45%. Moltrasio aggiunge poi una metafora, quella della «sostanza viene vissuta come uno strumento»: si assume cioè «per lavorare di più, per sentirsi più sicuri, per essere più performanti. Il problema è che, a un certo punto, quello che sembrava uno strumento diventa una necessità».
Il tutto mentre «le sostanze si mescolano: sempre più frequentemente incontriamo persone che associano alcol, cocaina, cannabis, farmaci e altre sostanze all’interno della stessa esperienza di consumo. Dal punto di vista clinico questo rende tutto più complicato, perché i rischi aumentano e le conseguenze diventano meno prevedibili» .
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