Cristina, la pace ritrovata. E un lavoro

Gazzaniga. L’associazione «Insieme per mano» da otto mesi accoglie famiglie ucraine: in casa Bonomi è rimasta una mamma con suo figlio. Ora stagista in un supermercato. «Mi manca il mio Paese, ma qui mio figlio ha futuro».

Cristina, la pace ritrovata. E un lavoro
L’Ucraina sempre nel cuore e nei pensieri

Zhytomyr è lontana, il cuore di Cristina è sempre lì. Ma il futuro del suo Artem è qui, in Italia. A Gazzaniga per la precisione, dove mamma e figlio vivono da otto mesi. Era l’8 marzo quando vennero accolti da Franco e Piera Bonomi, nella loro grande casa sopra il cimitero, insieme ad altre sei persone, ucraini come loro, in fuga dalla guerra. La loro primavera di rinascita prosegue, grazie all’associazione «Insieme per mano», con una sicurezza in più: la giovane Cristina, 28 anni, ha trovato lavoro all’Iperal di Vertova, assunta come stagista e i sacrifici non mancano. Sveglia ogni mattina alle 4,30, un caffè e via a piedi fino a Vertova dove alle 6 inizia a sistemare gli scaffali, fino a mezzogiorno. Sacrifici e gioia per la dignità di un lavoro ritrovato, mentre vede Artem crescere sereno: la mattina alla primaria di Gazzaniga dove frequenta la quarta, i pomeriggio, spesso, a giocare a calcio nella squadra dell’oratorio.

Erano in nove, fino a non molto tempo fa: oltre a Cristina e suo figlio, dai Bonomi avevano trovato accoglienza anche Elena, 28 anni, con i figli David e Sofia di 7 e 2 e la nonna Maria, poi Ivanka di 37 anni con le figlie Julia di 16 anni ed Emilia di 7. «Ivanka è tornata a Kolomyia, città nel Sid Ovest dell’Ucraina, dopo tre settimane dall’arrivo – spiega Stefania Bonomi, presidente di “Insieme per mano” –, mentre un mese fa Elena ha deciso di rientrare con i bambini a Ivano Frankivsk. Integrarsi non è stato facile per loro: noi abbiamo subito iscritti i bambini a scuola e la piccola al nido, ma chi non è riuscita a trovare lavoro, ha preferito tornare in patria. Addii improvvisi – aggiunge –, peccato per i bambini, perché avevano fatto un bel percorso di socialità, erano rifioriti. Poi si mangiava tutti insieme, tutti collaboravano nell’orto e nella gestione di conigli e galline dei miei genitori, oltre alla distribuzione delle eccedenze di cibo che viene donato all’associazione. C’era un bel clima. Ma certo la libertà di autodeterminarsi è importante, va rispettata».

Cristina è invece rimasta: già un mese dopo il suo arrivo ha trovato lavoro in Iperal, dove «si è distinta per serietà e disponibilità – fanno sapere dalla direzione –, tanto che il suo stage è stato appena rinnovato come contratto triennale di apprendistato». I loro uomini, i parenti rimasti a casa, Cristina e Artem li sentono quasi ogni giorno: «Nella mia zona – racconta Cristina – le persone sono già abituate a vivere sotto le sirene, mio marito lavora ma tutti sono molto stanchi, speriamo che finisca tutto presto. Mi manca l’Ucraina e qui in Italia è tutto abbastanza complicato, soprattutto la burocrazia. Ma qui mio figlio può avere un futuro».

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