Uca: l'ospedale in casa, 347 visite in sei mesi
La medicina del futuro non aspetta il paziente in corsia, ma lo raggiunge tra le mura di casa. È questo il bilancio estremamente positivo dell'attività delle UCA (Unità di Continuità Assistenziale) dell'ASST Papa Giovanni XXIII, che nel semestre tra ottobre 2025 e marzo 2026 hanno trasformato il domicilio di molti bergamaschi in un presidio ospedaliero di alta precisione.
I dati parlano chiaro: in soli sei mesi, le équipe mobili hanno effettuato 347 visite domiciliari assistendo 165 cittadini. Il profilo dell'utente tipo è quello del "grande anziano" (l'età mediana è di 82 anni), spesso affetto da patologie croniche che rendono difficile, se non rischioso, lo spostamento verso l'ospedale. Il dato più significativo riguarda l'efficacia del monitoraggio: dopo l'intervento dell'UCA, meno del 5% degli assistiti ha avuto necessità di tornare in Pronto Soccorso, confermando come la tempestività delle cure domiciliari sia la chiave per decongestionare i reparti d'urgenza.
L’UCA non è una semplice visita di controllo, ma un’estensione tecnologica dell’ospedale formata da medici specialisti — tra cui pneumologi, internisti e medici d’emergenza — e infermieri . Portando "al letto del malato" strumenti come ecografi portatili, ECG , il team può decidere la strategia terapeutica in tempo reale. Il servizio garantisce inoltre radiografie domiciliari e analisi del sangue attraverso un percorso rapido interno, favorendo le dimissioni precoci e il rientro protetto a casa.
L'Unità, nata in linea con le direttive del Decreto Ministeriale 77, agisce come un ponte tra l'ospedale e il territorio in stretta sinergia con i Medici di Medicina Generale. È importante sottolineare che il cittadino non può attivare il servizio direttamente: l'attivazione avviene tramite la Centrale Operativa Territoriale su indicazione dei medici di famiglia o dei reparti ospedalieri in fase di dimissione. Operativo 6 giorni su 7, dalle 8 alle 20, il servizio offre una copertura capillare che garantisce sicurezza ai pazienti più fragili e sollievo alle loro famiglie.
Il servizio di Paola Abrate
La medicina del futuro non aspetta il paziente in corsia, ma lo raggiunge tra le mura di casa. È questo il bilancio estremamente positivo dell'attività delle UCA (Unità di Continuità Assistenziale) dell'ASST Papa Giovanni XXIII, che nel semestre tra ottobre 2025 e marzo 2026 hanno trasformato il domicilio di molti bergamaschi in un presidio ospedaliero di alta precisione.
I dati parlano chiaro: in soli sei mesi, le équipe mobili hanno effettuato 347 visite domiciliari assistendo 165 cittadini. Il profilo dell'utente tipo è quello del "grande anziano" (l'età mediana è di 82 anni), spesso affetto da patologie croniche che rendono difficile, se non rischioso, lo spostamento verso l'ospedale. Il dato più significativo riguarda l'efficacia del monitoraggio: dopo l'intervento dell'UCA, meno del 5% degli assistiti ha avuto necessità di tornare in Pronto Soccorso, confermando come la tempestività delle cure domiciliari sia la chiave per decongestionare i reparti d'urgenza.
L’UCA non è una semplice visita di controllo, ma un’estensione tecnologica dell’ospedale formata da medici specialisti — tra cui pneumologi, internisti e medici d’emergenza — e infermieri . Portando "al letto del malato" strumenti come ecografi portatili, ECG , il team può decidere la strategia terapeutica in tempo reale. Il servizio garantisce inoltre radiografie domiciliari e analisi del sangue attraverso un percorso rapido interno, favorendo le dimissioni precoci e il rientro protetto a casa.
L'Unità, nata in linea con le direttive del Decreto Ministeriale 77, agisce come un ponte tra l'ospedale e il territorio in stretta sinergia con i Medici di Medicina Generale. È importante sottolineare che il cittadino non può attivare il servizio direttamente: l'attivazione avviene tramite la Centrale Operativa Territoriale su indicazione dei medici di famiglia o dei reparti ospedalieri in fase di dimissione. Operativo 6 giorni su 7, dalle 8 alle 20, il servizio offre una copertura capillare che garantisce sicurezza ai pazienti più fragili e sollievo alle loro famiglie.
Il servizio di Paola Abrate