Sabato 20 Novembre 2010

Delitto di Rivolta: «L'assassino
la cercava: nessuno l'ha difesa»

«Sonia poteva essere salvata. Se dopo l'omicidio di Torino i carabinieri l'avessero avvisata o i telegiornali avessero detto il nome dell'assassino, mia sorella si sarebbe subito messa al sicuro. Invece nessuno ci ha detto nulla e lei è uscita dall'ufficio dopo il lavoro senza sapere che quell'individuo l'aspettava in strada per ucciderla».

Sono piene di amarezza le parole di Marco, il fratello di Sonia Balconi che lo scorso 30 giugno a Rivolta d'Adda è stata uccisa da Gaetano De Carlo, un carrozziere di Vailate che si era invaghito di lei e da anni la molestava. Sonia aveva 42 anni, era sposata e viveva a Rivolta d'Adda col marito e la figlia piccola: l'uomo che le ha sparato aveva già ucciso poche ore prima nel Torinese l'ex fidanzata, Maria Montanaro, e dopo aver compiuto i due delitti ha rivolto la pistola contro di sé, togliendosi la vita.

I familiari di Sonia non hanno mai smesso di chiedersi perché dopo il primo omicidio nessuno l'abbia avvisata del pericolo e ora non accettano il verdetto del Consiglio superiore della magistratura (Csm) che nei giorni scorsi ha portato a termine le verifiche sull'operato dei magistrati di Crema concludendo che non ci sono state negligenze.

«I carabinieri sapevano che lui la molestava da anni – spiega Marco Balconi –: Sonia ha sempre segnalato gli episodi e aveva sporto regolare denuncia quando lui a febbraio del 2009 l'aveva aggredita mentre era nel giardino di casa con la bambina (per quell'episodio doveva esserci l'udienza qualche giorno fa, ndr)».

«Era evidente – prosegue il fratello – il rischio che dopo aver ucciso la ragazza di Torino quel folle cercasse di colpire anche mia sorella, ma nessuno si è degnato di farci una telefonata. Nemmeno ai telegiornali è stato diffuso il nome dell'assassino: se fosse stato detto, ci saremmo attivati almeno per non farla uscire dall'ufficio».

Tutti i dettagli su L'Eco di Bergamo del 20 novembre

r.clemente

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