Martedì 11 Ottobre 2011

Nuovo ospedale: errori non nostri
Parla Degennaro, a capo della Dec

«Lo dico con sincerità: io sono proprio orgoglioso di aver vinto l'appalto per l'ospedale di Bergamo. E orgoglioso di quello che, con gli altri dell'Associazione temporanea d'impresa, siamo riusciti a fare: quando vengo a Bergamo, in cantiere, me lo guardo e mi dico "Però, Vito, è proprio bello". Certo, subito dopo aggiungo: "Ma che fatica". Ecco, non vorrei che si pensasse che per me non è un punto d'orgoglio aprirlo in fretta, questo ospedale. Non è solo la direzione dei Riuniti, con la Regione, a volerlo».

Vito Degennaro, amministratore unico della Dec spa di Bari, la capofila dell'Associazione temporanea d'impresa (Ati) che ha costruito il «Papa Giovanni XXIII» alla Trucca, non ci sta dice, a passare per quello che «lavora a danno dei bergamaschi».

«Questa storia che mi è capitato di orecchiare in giro, da quando è esplosa la questione delle infiltrazioni d'acqua nell'ospedale che stavamo costruendo, ora mi sta un po' infastidendo: cosa vuol dire "Sono le cose che succedono quando vengono dal Sud a costruire qui"? La mia azienda, ha già costruito svariati ospedali, da quello di Matera al nuovo centro oncologico di Pavia, per non parlare delle opere realizzate al San Raffaele, fino ai reparti di maternità e ai blocchi operatori ai Civili di Brescia: insomma, non siamo sprovveduti. Dicono che abbiamo vinto con ribassi pesanti, del 35%: Il mondo dell'edilizia è questo, e si sappia che oggi i ribassi arrivano anche al 48%. E io con certi ribassi non gareggio nemmeno».

«Poi entra l'acqua nel cantiere di Bergamo, l'ospedale è su un terreno pieno d'acqua, e la colpa è la nostra perché siamo del Sud. Io sono uomo di poche parole, preferisco che parlino i fatti. E le opere. Però su questo punto non ci sto: lo sappiano i bergamaschi che questo ospedale è un'opera grandiosa, e che se il cantiere non si è bloccato è anche perché la Dec ha tenuto duro. E tiene duro».

Degennaro respinge l'ipotesi di errori commessi. «I lavori sono stati fatti male? A me non risulta, la faccenda è sempre la solita: le parole di un costruttore velgono sempre meno di quelle dei progettisti. Parlo "da murarore": se io devo costruire in un posto dove c'è una falda, non vado a scavare fino a dove c'è l'acqua, le fondamenta le faccio più in alto».

Dico che noi costruiamo come ci dicono di costruire. Lo abbiamo fatto dall'inizio del cantiere, con le varianti e disegni nuovi che ci venivano via via sottoposti. C'è stato da rimediare, venire incontro alle necessità dell'azienda? Lo abbiamo fatto. Ci sono stati gli imprevisti dei vetri? Li abbiamo già in cantiere, presi da un'altra ditta, pronti per essere sostituiti. A questo punto sono d'accordo con il direttore generale degli Ospedali Riuniti Carlo Nicora: questo ospedale va aperto, poi c'è tutto il tempo per chiarire le questioni pendenti».

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m.sanfilippo

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