Contachilometri «taroccati»
L'avvocato: sequestro inutile

Non c'era alcuna necessità di effettuare il sequestro, visto che l'indagine era già praticamente chiusa da tempo. È uno degli elementi sollevati dall'avvocato Pelillo di fronte al Tribunale del Riesame per il caso delle «auto ringiovanite» contestato dalla Gdf.

Non c'era alcuna necessità di effettuare il sequestro, visto che l'indagine era già praticamente chiusa da tempo. È uno degli elementi sollevati dall'avvocato Enrico Pelillo di fronte al Tribunale del Riesame di Bergamo, invocando in prima battuta il dissequestro totale delle due sedi della concessionaria RotaGroup, e in subordine quantomeno il dissequestro di tutta la parte relativa alla vendita delle auto nuove, mantenendo i sigilli sulle 35 auto usate oggetto dell'indagine.

Comunque - ha sostenuto il legale - certo non serviva sequestrare integralmente le due sedi di Bergamo e Carobbio degli Angeli: perchè l'eventuale attività illecita riguarderebbe solo una parte della vendita dell'usato, che a sua volta rappresenta meno del 10 per cento dell'attività della storica concessionaria.

Indagati nella vicenda sono l'amministratore Arnaldo Rota, i suoi figli e consiglieri delegati Sergio e Patrizio, e altri due dipendenti, che, focalizzando come l'indagine riguardi 35 auto su 1.400 vendute, respingono le accuse. Il difensore, nel presentare la situazione, ha anche evidenziato come, riguardo alle 35 vetture a cui secondo quanto contestato dagli uomini della Guardia di Finanza sarebbe stato taroccato il contachilometri per ringiovanirle (e quindi spuntare un miglior prezzo), solo in otto casi ci sarebbe stata la denuncia dell'acquirente. 

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