Martedì 21 Gennaio 2014

Arresto respiratorio per oltre 15’

Il professor Parenzan è gravissimo

Il professor Lucio Parenzan

Un arresto respiratorio, con conseguente ipossia grave, ovvero mancanza di ossigeno, quindi un arresto cardiaco prolungato: questo è accaduto al «re dei trapianti», il cardiochirurgo di fama internazionale, icona nel mondo dell’eccellenza sanitaria di Bergamo.

Lucio Parenzan, alla soglia dei 90 anni, è ricoverato dalla notte tra giovedì e venerdì all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La notizia era già nota a «L’Eco di Bergamo», ma per rispettare la volontà della famiglia si era scelto di non pubblicare nulla. Ieri, la direzione ospedaliera ha diramato un comunicato ufficiale: «Gravi ma stabili le condizioni del professor Lucio Parenzan, ricoverato da venerdì scorso in prognosi riservata nella Terapia intensiva del Papa Giovanni XXIII. Il prossimo aggiornamento è previsto per martedì pomeriggio (oggi ndr)».

Poche parole, sobrie e rispettose della privacy come si conviene in questi casi: Lucio Parenzan sta lottando con ogni sua fibra dal suo letto in Terapia intensiva al Papa Giovanni. I familiari, a stretto contatto con i medici, hanno già ufficializzato, per averle da tempo conosciute e condivise, le volontà dell’illustre cardiochirurgo: qualora la sua situazione, già critica, dovesse precipitare e sussistessero le condizioni mediche e cliniche previste, non ci sarebbero ostacoli a che Lucio Parenzan entri nel programma di donazione degli organi. Una volontà che appare come logica conseguenza di tutta la vita del grande cardiochirurgo: oltre 350 trapianti di cuore in più di trent’anni di attività.

Il suo, di cuore, nella notte tra giovedì e venerdì è stato in arresto per oltre 15 minuti: «In seguito all’arresto respiratorio, i familiari hanno immediatamente chiamato il 118 e già in casa sua Parenzan è stato sottoposto a tutte le manovre di rianimazione necessarie e intubato – illustra il direttore della Terapia intensiva del Papa Giovanni XXIII – .Il cuore si è ripreso quasi subito, e il professor Parenzan, proprio perché tra gli organi è il cervello a soffrire di più in caso di ipossia, è stato immediatamente posto in ipotermia terapeutica. Per spiegare in modo chiaro per tutti, la procedura adottata per il professor Parenzan è stata identica a quella seguita nei giorni scorsi per il campione di Formula 1 Michael Schumacher. È stato in sostanza messo in coma farmacologico, questo perché in un paziente che si è trovato in condizioni di ipossia, e che per questo potrebbe aver subito danni cerebrali, va indotto un rallentamento del metabolismo basale, per aiutare gli organi a riprendersi».

Per Lucio Parenzan è stato così e ieri, continua il direttore della Terapia intensiva, dopo la valutazione sulla condizione di fegato,reni, polmone, cuore, che sono tornati a funzionare, è stato «spento, come si dice in gergo tecnico, il coma farmacologico e il paziente è stato riportato in una situazione normotermica. Contemporaneamente, abbiamo avviato le procedure e gli esami necessari per accertare la sua situazione neurologica». La scienza, spiegano i medici, dice che oltre i dieci minuti di ipossia il cervello subisce danni, anche irreversibili: ora è necessario valutare l’entità di questi danni, e per questo, con il paziente in condizioni stabilizzate, viene avviata tutta una serie di accertamenti. L’attività cerebrale, va specificato, c’è ed è stabile, per il professor Parenzan, anche se, spiegano i medici quasi sottovoce, i dati raccolti in queste ore lasciano purtroppo poco spazio alla speranza di una ripresa completa. Decisive comunque saranno le prossime ore.

Carmen Tancredi

© riproduzione riservata