Giovedì 12 Dicembre 2013

Nembro, presa la banda del rame

Viveva in una villa abbandonata

L’abitazione a Nembro dove vivevano abusivamente i rumeni arrestati per il furto di rame
(Foto by Maria Zanchi)

La banda del rame s’era ricavata un rifugio di lusso in una villa abbandonata e riceveva clienti in pratica sull’uscio di casa. L’hanno sgominata ieri mattina, mercoledì 11 dicembre, gli agenti della polizia locale dell’Unione Insieme sul Serio, che hanno denunciato tre romeni e i due acquirenti croati, bloccati mentre era in corso il passaggio della mercanzia: 85 chili di fili di rame, già mondati dall’involucro di plastica e stipati in alcuni zainetti.

Compenso: un centinaio di euro e un passaggio in auto a Bergamo. È accaduto alle 8,30 a Nembro, in via Carrara, nei pressi del Brico Center e dello stabilimento dell’«Italtubetti». Mentre erano impegnate in un servizio di controllo del territorio, due pattuglie di agenti hanno notato una Citroex Saxò ferma e i tre romeni intenti a caricare alcuni zaini.

Così, hanno deciso di verificare che cosa stesse accadendo. I tre romeni sono fuggiti a piedi, ma sono stati rintracciati e bloccati poco dopo dagli uomini della polizia locale nei pressi della Cupola di Albino. Anche i due croati sull’auto hanno cercato di darsi alla fuga, ma sono stati bloccati dopo alcune decine di metri.

La refurtiva è stata recuperata. Non è dato di sapere dove sia stato rubato il rame. Si tratta di cavi elettrici abbastanza spessi, forse sottratti in qualche azienda dismessa. Gli agenti, sotto il cavalcavia della superstrada, nei pressi di via Carrara dove si erano dati appuntamento i cinque, hanno trovato tracce di plastica bruciata: sospettano che la ripulitura dei cavi sia avvenuta proprio in quel punto.

Per tutti e cinque gli stranieri è scattata la denuncia a piede libero per ricettazione. Si tratta di T. B., 19 anni, e H. M., 15 anni, croati residente a Seriate (il primo con precedenti per furto); e di tre romeni senza fissa dimora: H. V. e A. V., entrambi di 31 anni, e C. M., 36 anni, tutti con precedenti per furto e invasione di proprietà privata a Bolzano.

Per questo ultimo reato ieri i tre hanno rimediato un’altra denuncia. Perché gli agenti del consorzio di polizia locale hanno scoperto che i tre vivevano in una delle due ville abbandonate, in via Carrara (a circa 50 metri dal punto in cui stava avvenendo il furto di rame), che l’azienda «Italtubetti» in passato destinava ai propri dirigenti.

I tre avevano forzato la saracinesca del garage e da lì avevano accesso all’abitazione. In una stanza avevano ricavato il proprio rifugio, con i due divani adattati a letto. E poi, tutt’attorno, piumoni, vestiti, bottigliette d’acqua, un forno a microonde, un fornello a gas, sigarette, lampade, vaschette con avanzi di cibo d’asporto cinese.

Gli agenti dell’Unione Insieme sul Serio stanno indagando anche su un possibile furto di energia elettrica: nella villa è stato infatti trovato un «cavallotto» e alcune prese per le ricariche dei telefonini.I romeni hanno ammesso di aver trovato rifugio lì dentro da qualche tempo. Nessuno però di coloro che lavorano nei vicini capannoni artigianali ha mai notato movimenti strani. Il che vuol dire che i tre entravano e uscivano dalla villa probabilmente col favore dell’oscurità o comunque, quando l’attività lavorativa nei vicini capannoni non era in atto.

Le due ville, di circa 500 metri quadri l’una e dotate di giardino, tempo addietro erano passate di proprietà. Ieri il titolare dello stabile in cui i romeni avevano ricavato la loro «tana», che s’è detto all’oscuro di tutto, ha compiuto un sopralluogo ed è stato invitato dagli agenti a correre ai ripari. Sarebbe opportuno murare porte e finestre, gli è stato consigliato, per impedire che l’edificio diventi meta di sbandati.

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