Giovedì 07 Novembre 2013

Bergamo, congiuntura stazionaria

La «crescita» c’è, ma è molto lenta

Bergamo, timidi segnali di crescita industriale

La congiuntura del terzo trimestre del 2013 traccia un quadro di sostanziale stazionarietà del ciclo industriale, a Bergamo come in Lombardia. Il segno della variazione trimestrale è marginalmente negativo (-0,3%), come confermato anche dal risultato medio regionale (-0,2%).

Il recupero sui livelli di un anno fa, in corso per il secondo trimestre consecutivo, è di entità modesta a Bergamo (+1%) e ancora più contenuta nella media della Lombardia (+0,6%), ma coinvolge sempre più imprese spostandone la maggioranza in area positiva, per la prima volta da due anni.

Gli indicatori che tradizionalmente anticipano l’andamento del ciclo – gli ordinativi e le aspettative – sono in miglioramento.

Dopo il risultato positivo dell’indagine precedente, i numeri minimi del terzo trimestre non sciolgono l’incertezza sui caratteri e sull’intensità del percorso di ripresa. L’incertezza deriva in parte dalla particolarità stagionale del periodo estivo, mai del tutto risolta dai modelli statistici. Ma dipende anche dalla debolezza di un recupero trainato dalla sola componente estera (con l’export che risente del rafforzamento del tasso di cambio dell’Euro), appesantito dalle politiche di austerità e ancora non in grado di autoalimentarsi e di rimettere in moto il circolo virtuoso tra domanda interna, occupazione e reddito.

D’altro lato, c’è la conferma di un lento ma progressivo miglioramento del ciclo. Il recupero dei livelli di un anno fa si sta estendendo a un maggior numero di settori e di imprese dell’industria, e si confermano segnali positivi sull’andamento delle vendite, degli ordinativi e delle attese per il prossimo trimestre.

La stazionarietà della produzione non agevola il riassorbimento dell’occupazione persa negli ultimi anni . Lo stock degli addetti all’industria è tuttavia in leggera crescita nel trimestre, anche se è elevato e in aumento il monte-ore utilizzato di Cassa integrazione, segno di un processo ancora in corso di aggiustamento dell’occupazione.

L’artigianato manifatturiero bergamasco conferma il segno positivo della produzione nel trimestre (+0,5%) e una variazione minima (+0,3%) nel confronto con un anno fa che non accorcia le distanze dai livelli precedenti la crisi. Anche nell’artigianato diminuisce la quota delle imprese in forte calo e aumenta quella di chi sta recuperando; per la prima volta da oltre due anni il saldo tra aziende in crescita e in flessione è positivo.

Nel commercio al dettaglio le vendite sono ancora in calo (-1,9% su base annua), ma emergono segnali di attenuazione della caduta, con un risultato tendenziale meno negativo soprattutto nella grande distribuzione (-0,6%). Nel non alimentare il giro d’affari flette del -3%, nell’alimentare del -2,5%. Continua la riduzione dei livelli occupazionali, a seguito anche dei processi di ristrutturazione delle imprese commerciali.

Nei servizi il fatturato medio è in calo del -0,5% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, in progressivo miglioramento sulla serie precedente. Tengono nel complesso i livelli occupazionali dei servizi. Anche nel commercio e nei servizi migliora relativamente il saldo, che resta negativo, tra aziende in espansione e aziende in contrazione.

Nell’edilizia dopo variazioni negative molto pesanti si delineano segni di miglioramento: l’indice regionale appare in relativo recupero ma resta, da quasi sei anni, in territorio negativo. Quello provinciale, più volatile, riemerge in area positiva, ma la forte mortalità delle imprese edili in provincia (622 in meno nell’ultimo anno) rende problematico estendere all’intero settore dell’edilizia bergamasca il pur promettente risultato del campione.

Nell’allegato tutti i dati del report

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