Lunedì 16 Dicembre 2013

Bimba nata invalida ai Riuniti

Ai genitori 2 milioni di risarcimento

La vicenda della piccola Samanta Zekaj, nata invalida al 95% il 30 gennaio 2010 agli Ospedali Riuniti di Bergamo si è risolta con un risarcimento di due milioni ai genitori e il ritiro della querela da parte degli stessi a medico e ostetrica coinvolti

All’epoca si era parlato di un presunto litigio in sala parto tra due operatori sulla necessità o meno di ricorrere al taglio cesareo con cui si è concluso il travaglio. Per la famiglia le cause di quanto accaduto erano da attribuire agli errori compiuti dai medici prima e durante il parto .

Per l’ospedale – che negò con fermezza qualsiasi litigio in sala parto – le responsabilità erano invece attribuibili ai genitori, che non avrebbero autorizzato tempestivamente il ricorso al taglio cesareo, facendo perdere tempo prezioso al personale che stava assistendo la partoriente.

Sta di fatto che la piccola Samanta era nata asfittica, senza alcun parametro vitale attivo, tornata in vita grazie al lungo lavoro di rianimazione dei medici della Patologia neonatale. Le conseguenze furono però pesantissime: Samanta nacque cieca, incapace di deglutire il cibo, con un gravissimo ritardo psicomotorio.

Le cartelle cliniche di Samanta e di sua mamma - Albana Zekaj, 31enne albanese - erano state acquisite dagli agenti della Polizia giudiziaria su richiesta di Giancarlo Mancusi, il pubblico ministero cui, nel febbraio scorso, era stato affidato il fascicolo aperto dopo la denuncia presentata dal legale della donna, l’avvocato Roberto Trussardi. Insieme alle cartelle cliniche, la Polizia giudiziaria aveva chiesto anche i nomi di tutti gli operatori coinvolti a qualsiasi titolo nella vicenda.

L’iter giudiziario è proseguito in questi tre anni con consulenze, udienze, rinvii fino al pronunciamento odierno davanti al giudice. I genitori hanno accettato il risarcimento di 2 milioni di euro (pagherà l’assicurazione dell’ospedale) e ritirato la querela.

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