Mercoledì 25 Giugno 2014

Bossetti, ok alla visita della moglie

Sequestrati 2 pc e 10 telefonini

Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino di Yara

Il pm Letizia Ruggeri ha autorizzato un colloquio fra Massimo Bossetti e la moglie Marita Comi. Poco prima delle 11 di mercoledì 25 giugno ha fatto ingresso in carcere l’avvocato Silvia Gazzetti che è uscita poco meno di 3 ore dopo.

L’avvocato non ha voluto rilasciare dichiarazioni, limitandosi a dire che Bossetti continua a proclamarsi innocente, aggiungendo di essere in possesso di «elementi interessanti e che adesso verranno sviluppati». E sul possibile esame del dna: «Stiamo valutando se presentare o meno la richiesta: ci prenderemo tutto il tempo fino all’ultimo momento».

Intanto le indagini proseguono. Sono stati sequestrati due computer e dieci telefonini. Su chi utilizzasse i pc, la moglie di Bossetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

La questione dei due personal computer sequestrati insieme a un paio di chiavette usb e a un tablet è cruciale. Gli investigatori li hanno prelevati per analizzarne il contenuto, capire altro della vita del muratore di Mapello .

Sulla sera del 26 novembre 2010, quella della scomparsa di Yara, la donna ha dichiarato che non si era accorta di nulla di strano.

Gli investigatori, invece, procedono minuziosamente nella raccolta di elementi che possano smontare gli alibi dell’indiziato. Attorno al dna, che è la prova regina, cominciano a satellitare altri indizi. Gli ultimi sono la decina di telefonini che i carabinieri hanno sequestrato a casa Bossetti. Ora gli inquirenti sono al lavoro per stabilire a chi appartengano e se siano tutti funzionanti. Interessa scoprire il traffico, ma anche minare una delle giustificazioni che Bossetti aveva opposto a uno dei quesiti più interessanti che i suoi accusatori avevano in canna: perché il suo telefonino smette di comunicare alle 17,45 del 26 novembre 2010 e riprende solo alle 7,34 del mattino successivo?

«In quel periodo avevo un apparecchio che non funzionava bene ed era debole di batteria», aveva risposto il muratore. Possibile che un tipo trovato con 10 telefonini resti in balìa dei capricci di un cellulare?, è l’obiezione che potrebbero porre gli inquirenti in futuro.

Infine, il furgone del muratore. Pare che nelle immagini delle telecamere di sicurezza di Brembate Sopra ce ne sia uno simile a quello dell’indiziato. Gli inquirenti non sono però certi e stanno cercando di cogliere tra i frammenti delle riprese il segno particolare che contraddistingue il mezzo del presunto assassino. Quale? Chi indaga preferisce non rivelarlo.

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