Venerdì 21 Marzo 2014

Bufera Infrastrutture Lombarde:

«I vertici della Regione sapevano»

Antonio Rognoni in una foto d’archivio

Ad Antonio Rognoni, dg dimissionario della società interamente partecipata dalla Regione Lombardia, Infrastrutture Lombarde, finito in carcere, vengono contestati dalla Procura di Milano e nell’ordinanza del gip ben 66 capi di imputazione che vanno dall’associazione per delinquere, alla turbativa d’asta, alla truffa all’Amministrazione regionale fino al falso. Una diffusa illegalità che i vertici di Regione Lombardia conoscevano, secondo chi indaga.

Da mail scambiate tra l’ex dg Rognoni e l’avvocato Leo nel 2008 «si ottiene la definitiva conferma che i conferimenti dei contratti legali erano chiaramente viziati, ma si denota soprattutto la piena consapevolezza di tutte le parti in causa di agire in un ambito di diffusa illegalità, compresi i vertici della Regione Lombardia». Lo si legge nell’ordinanza

Agli atti dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e dei pm Antonio D’Alessio e Paola Pirotta, c’è una email del dicembre del 2008, il cui testo è stato sequestrato dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf nell’ufficio del responsabile Ufficio Gare Pier Paolo Perez nell’ottobre del 2012.

Nel testo l’avvocato Carmen Leo, arrestata ieri, «riferiva» a Rognoni «l’esito di una riunione che si era tenuta in Regione Lombardia nella quale era stato affrontato proprio l’argomento delle consulenze legali che Ilspa (Infrastrutture Lombarde, ndr) si avviava a conferire» a beneficio di una serie di professionisti.

«Caro Antonio - scrive Leo - alla riunione erano presenti: Zucaro, Vivone, Colosimo, Sala». I primi due erano all’epoca due avvocati dell’ufficio legale del Pirellone, il terzo un dirigente regionale del settore acquisti e contratti. Maurizio Sala, infine, chiarisce il giudice, era «dirigente dell’Unità Organizzativa Normativa e Amministrativa della Regione». Circostanza da cui «emerge - prosegue il gip - che l’attività di controllo è stata svolta dall’organismo di controllo interno della Regione nel mese di febbraio del 2008».

Dopo la riunione in Regione, Rognoni, secondo l’accusa, in relazione all’affidamento «degli incarichi di consulenza legale«, avrebbe deciso di fare un«avviso pubblico», ma sarebbe stato soltanto «l’ennesimo malizioso espediente per poter continuare a gestire tranquillamente gli affidamenti a favore dei medesimi professionisti».

Sala, scriveva Leo nell’email a proposito della riunione in Regione per risolvere la questione, «vorrebbe scrivere anche una frase in cui si dice che Ilspa non ha personale assunto in grado di svolgere il lavoro affidato all’esterno». I documenti sequestrati (c’è anche una mail del febbraio 2008) denotano per il gip la consapevolezza «di tutte le parti in causa di agire in un ambito di diffusa illegalità, compresi i vertici della Regione Lombardia».

Pierangelo Daccò, il faccendiere condannato a nove anni di carcere per il crac del San Raffaele e rinviato a giudizio per il caso Maugeri assieme all’ex Governatore lombardo Roberto Formigoni, avrebbe avuto anche «un certo ascendente» in Infrastrutture Lombarde. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare dell’ex dg della società pubblica, Antonio Rognoni, e di altre sette persone arrestate ieri. Lo dimostrerebbe una telefonata intercettata del responsabile dell’Ufficio Gare e Appalti della società.

Secondo il giudice, infatti, «non è affatto improbabile» che Daccò «potesse avere un certo ascendente pure in Ilspa visti i contenuti di un’intercettazione telefonica» del 24 aprile del 2012, «registrata sull’utenza cellulare in uso» a Pier Paolo Perez, responsabile dell’Ufficio Gare e Appalti della società, finito anche lui in carcere.

Nell’ordinanza, tra l’altro, il gip riporta anche tutti quei «comportamenti di favore assicurati per lungo tempo» da Rognoni «alla società Poliedrika srl delle sorelle Erica e Monica Daccò», figlie del faccendiere. Nella telefonata dell’ aprile 2012 poi, spiega il gip, Perez «conversa» con tale Cristina Dall’Orto «della decisione di Rognoni di affidare ad un nuovo consulente esterno la realizzazione del nuovo sito internet della società».

I due ironizzavano, chiarisce il gip, «sul fatto che il precedente affidatario sarebbe stato “portato” in Ilspa dai Daccò e che, per tale motivo, il motivo di cambiar consulente avrebbe potuto ingenerare il pensiero che fosse opportuno “cancellare” quanto prima ogni traccia che potesse eventualmente ricondurre a loro». E ciò perché in quei giorni emergevano sulla stampa dettagli sull’inchiesta Maugeri.

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