Case vacanze, Zambelli patteggia
Un anno e 10 mesi per corruzione

L’imprenditore ed ex funzionario sindacale della Cisl di Bergamo era stato arrestato nell’ottobre del 2012 nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti appalti truccati. Ha patteggiato per corruzione e turbativa d’asta

Case vacanze, Zambelli patteggia Un anno e 10 mesi per corruzione
Dario Zambelli

Dario Zambelli, imprenditore ed ex funzionario sindacale della Cisl di Bergamo, arrestato nell’ottobre del 2012 nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti appalti truccati per le cosiddette «case vacanza», ossia le colonie estive per i bambini, ha patteggiato una pena di un anno e 10 mesi per corruzione e turbativa d’asta.

Ad accogliere l’istanza di patteggiamento, che aveva avuto l’ok anche del pm Tiziana Siciliano, sono stati i giudici della quarta sezione penale (presidente del collegio Oscar Magi) che hanno anche disposto la confisca a carico dell’imprenditore di 150 mila euro, ossia del presunto prezzo della mazzetta che avrebbe pagato per aggiudicarsi le gare d’appalto del valore di oltre 30 milioni di euro che sarebbero state pilotate a suo favore.

Zambelli, dopo il «no» a un patteggiamento a un anno e sei mesi (pena ritenuta non congrua) da parte del gip Alfonsa Ferraro, alla prima udienza del processo con rito immediato, attraverso l’avvocato Roberto Bruni,aveva chiesto nuovamente di poter patteggiare la pena. Stavolta, però, ad un anno e dieci mesi

Con Zambelli, infatti, tra gli altri, era stato arrestato anche l’ex funzionario dell’assessorato alla Famiglia del Comune di Milano (all’epoca della giunta Moratti), Patrizio Mercadante. Nei giorni scorsi è iniziato ed è stato subito rinviato il processo, sempre davanti alla quarta sezione penale, a carico di Mercadante che è anche indagato in un altro filone dell’inchiesta, chiuso lo scorso febbraio, assieme ad altre 13 persone, tra cui anche l’ex assessore alla Famiglia, Mariolina Moioli. Secondo l’accusa, infatti, i fondi dell’assessorato destinati alla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza sarebbero stati usati per spot elettorali o finiti nelle casse di alcune associazioni legate alla Compagnia delle Opere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA