Martedì 17 Giugno 2014

Gravissimo l’artigiano aggredito

In cella un 53 enne di Colognola

Via dell'Industria, dove è stato trovato Giuseppe Pesenti
(Foto by Stefano Bani)

Giuseppe Pesenti lotta tra la vita e la morte al «Papa Giovanni XXIII» di Bergamo. L’uomo, 61 anni, è stato colpito al capo con un avvitabulloni nella notte tra venerdì e sabato sera in via dell’Industria, di fronte al cimitero di Colognola. Le sue condizioni si sono aggravate nonostante un delicato intervento chirurgico: i medici le definiscono disperate.

In cella in stato di fermo, con l’accusa di tentato omicidio (che rischia di trasformarsi in omicidio qualora l’artigiano non riuscisse a farcela), è finito un suo compaesano: Alfredo Marchesi, 53 anni, originario di Azzano San Paolo ma residente a Colognola, pregiudicato per reati contro la persona e non solo. Gli investigatori della squadra mobile della Questura sono arrivati fino a lui dopo 24 ore di indagini serratissime, controllando il telefono della vittima (e quindi i suoi ultimi contatti) ma anche le telecamere presenti nella zona dell’aggressione.

Un paio di testimonianze, inoltre, sarebbero risultate decisive per la cattura. La prima è quella di un clochard che si trovava nella zona. La seconda sarebbe quella di un terzo uomo, che avrebbe trascorso parte della serata in compagnia di vittima e aggressore. Non è ancora ben chiaro, però, il movente che ha portato all’aggressione. Si sa che i due si trovavano entrambi, sabato sera, al bar Azzanella di Colognola e che poi, giunti in auto nella vicina zona di via dell’Industria, al confine tra Bergamo e Azzano, hanno litigato fino al drammatico epilogo. Non sembra che alla base del litigio ci fossero questioni di soldi. Potrebbe esserci, secondo qualcuno, lo stato di alterazione psicofisica dovuto al consumo di alcolici ma tutte le ipotesi sono ancora al vaglio degli inquirenti.

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