Sciopero, parole forti al comizio
«Svegliamo chi decide: la politica»

«Questo territorio si deve svegliare, e svegliare chi decide: la politica. Basta mettere gli uni contro gli altri pensionati e giovani: è dicotomia artificiale». Parole forti quelle del segretario della Cgil di Bergamo, Bresciani, al comizio nel giorno dello sciopero generale.

Sciopero, parole forti al comizio «Svegliamo chi decide: la politica»
Lo sciopero a Bergamo

«Questo territorio si deve svegliare, e svegliare chi decide: la politica. Si favoriscano gli investimenti per creare moltiplicatori economici e occupazionali. Basta mettere gli uni contro gli altri pensionati e giovani: è dicotomia artificiale». Parole forti quelle del segretario della Cgil di Bergamo, Bresciani, al comizio nel giorno dello sciopero generale.

L’intervento del segretario generale provinciale della Cgil Luigi Bresciani dal palco del comizio in Piazza Vittorio Veneto, nel giorno della mobilitazione generale unitaria è iniziato con i dati preoccupanti della crisi: “Con l’avvento della crisi il tasso di disoccupazione nella nostra provincia è arrivato a toccare il 7%, il 20% dei giovani bergamaschi è disoccupato: 1 su 5 non trova lavoro. 33.000 persone sono alla ricerca di un’occupazione. Mobilità e cassa integrazione sono raddoppiati dal 2008 a oggi. Di fronte a una situazione relativamente nuova per una provincia come la nostra, storicamente dinamica e meno esposta a rischi occupazionali, riteniamo debbano essere ripensate con tempestività le politiche di sviluppo in grado di promuovere la creazione di nuove imprese e di generare nuova occupazione. Ciò è ancor più urgente per le aree territoriali più esposte alla crisi come quelle della valle Brembana e della valle Seriana dove ormai le aziende in piedi si contano sul palmo di una mano. Il mercato non riparte. Cemento, tessile, meccanica raccontano storie diverse ma riassumibili nella grande incertezza della fase attuale della nostra economia”.

Nella giornata dello sciopero generale che i sindacati confederali hanno proclamato unitariamente a livello nazionale con un’articolazione territoriale (cioè non in tutt’Italia si svolge oggi) la critica più forte è quella rivolta contro la Legge di Stabilità. Ma i sindacati hanno anche chiesto a Governo e Parlamento di rifinanziare subito la Cassa integrazione e di dare certezze ai lavoratori esodati.

Al comizio di piazza Vittorio Veneto sono intervenuti, oltre al segretario Bresciani, anche Marco Tullio Cicerone, segretario generale della UIL di Bergamo, e Aldo Marculli, delegato sindacale UIL della RSU della Confalonieri di Filago. Le conclusioni sono state affidate a Domenico Pesenti, segretario generale della FILCA-CISL nazionale.

“Tutti ci chiediamo se questa crisi stia finendo” ha continuato dal palco Bresciani. “Qualche segno positivo lo vediamo sulle esportazioni, sugli ordini dall’estero, sulla produzione dei settori più avanzati, delle aziende posizionate sulla frontiera tecnologica più avanzata. Le altre fanno tutte fatica. Se per la manifattura ci sono spiragli è difficile immaginare un rapido rilancio dell’edilizia e, non dimentichiamolo mai, di quella grande filiera intersettoriale del ‘sistema casa’. La situazione nel settore delle costruzioni è pesantissima. Un settore storicamente punto di forza del sistema economico bergamasco. Settore che negli ultimi due anni ha registrato un calo verticale dei volumi prodotti e la diminuzione di oltre il 20% di addetti con il rischio reale di una destrutturazione del settore nel suo complesso e con l’aggravante dell’incremento di partite Iva e lavoro nero. Per invertire la tendenza occorre facilitare l’accesso dei giovani alla proprietà della casa, servono piani per il risparmio energetico degli edifici pubblici. Le risorse, anche europee, sono ingenti e le opportunità di lavoro per le ristrutturazioni per i nuovi materiali e per la nuova impiantistica potrebbero allentare la morsa della mancanza di commesse. Ma servono le politiche. Politiche industriali, di settore, nazionali e regionali. La caduta della domanda, le difficoltà delle famiglie hanno creato grandi problemi anche nel settore del commercio. Lo vediamo tutti i giorni. L’ultimo, il contratto di solidarietà firmato all’Iper di Orio”.

Cosa fare, dunque, qui sul territorio? “L’obiettivo deve essere ridurre la disoccupazione e la precarietà, stimolando la domanda, sperimentando interventi in aree industriali dismesse. È urgente che alcune delle cose scritte sul modello Bergamo, si realizzino, costruendo le condizioni per un nuovo sviluppo territoriale che sappia offrire opportunità di lavoro. Tra alcuni comparti lavorativi, anche sul territorio provinciale, è diffusa la pratica del caporalato: pratica che va combattuta con denunce alle autorità competenti e prevenuta con procedure di reclutamento del personale trasparenti e che si avvalgano delle strutture pubbliche e private regolarmente accreditate per il reclutamento dei lavoratori”.

Poi Bresciani ha parlato di “intere fasce di persone in difficoltà: chi ha paura di perdere il proprio posto di lavoro a 50 anni e di non trovarne un altro. Con una riforma Fornero che obbliga a lavorare sino a 67-68 anni! Ma anche giovani che vedono solo il nulla davanti a loro. Il loro sogno più grande? Ce lo dicono ai nostri sportelli: il lavoro! Un lavoro buono e non precario, con la giusta retribuzione. Poi ci sono i pensionati, quelli che non hanno pensioni d’oro, che hanno lavorato una vita, versando i contributi e che vedono colpite nel potere d’acquisto le loro pensioni. Non sono loro i ladri di questo paese. Non solo loro che rubano il futuro ai giovani. Lo dico ai giovani qui presenti. Loro, gli anziani sono quelli che hanno combattuto per i diritti dei lavoratori, per la salute in fabbrica, per le riforme, per la democrazia, la difesa della nostra Costituzione. Trovo miserabile questo tentativo di certi politici, economisti, pennivendoli da 15.000 euro al mese, di contrapporre gli anziani, i pensionati ai giovani, ai precari: è una dicotomia artificiale. E’ il tentativo di chi cerca di sviare l’attenzione sui veri responsabili delle difficoltà di questo Paese per non colpire le rendite, di chi vive senza fare nulla, di chi evade il fisco, di chi corrompe e di chi si fa corrompere. Tutto a spese della collettività”.

Poi il segretario provinciale è tornato sulla protesta dei sindaci del territorio bergamasco: “Hanno ragione i 200 sindaci che hanno sfilato qui a Bergamo contro un Patto di stabilità stupido che uccide il Paese. Solo nella nostra provincia sono 600 i milioni di euro tenuti in ostaggio dal Patto di stabilità. Soldi nostri che potrebbero essere investiti per creare occupazione e far ripartire l’economia, dicono i sindaci. E hanno ragione. Come noi, loro sono sul fronte tutti i giorni, a tutte le ore. Hanno tutta la nostra solidarietà”.

A proposito dei motivi e delle rivendicazioni dello sciopero, oltre a indicare quelli unitari nazionali (diminuzione delle tasse sul lavoro, rifinanziamento della Cassa integrazione, risoluzione del problema degli esodati, rivalutazione delle pensioni) Luigi Bresciani ha illustrato anche “le ragioni locali. La situazione occupazionale a Bergamo rischia di farsi davvero difficile. In 5 anni la disoccupazione è triplicata e nella Legge di Stabilità non vi è nulla che apra uno spiraglio verso il superamento della crisi. Occorre dare fiato al paese, alla sua economia, alle famiglie che non ce la fanno più. Come? Facendo pagare il giusto a chi senza lavorare si arricchisce con la borsa o i titoli finanziari. Cominciando a dire che chi evade non è furbo, ma è un ladro. Un ladro che usufruisce dei servizi pubblici, della sanità pubblica a spese della gente onesta. Per fare ripartire l’economia serve aiutare le imprese, sostenere il nostro manifatturiero attraverso incentivi all’investimento, nelle innovazioni, nella formazione. Invece tagliano anche sulla scuola, sull’Università. La Regione Lombardia ha le competenze per fare politica industriale a sostegno delle imprese. La faccia questa politica industriale, sperando che sappiamo cosa significa. Ci sono imprese bergamasche importanti, del tessile, del meccanico, delle costruzioni che sono a fine corsa: il Tribunale ne ha dichiarato il fallimento. Aziende piccole e grandi che stanno esaurendo i periodi di CIG e lavoratori che vanno in mobilità. Il sistema dei voucher costa più di quello che rende e soprattutto non è politica di sviluppo e industriale. Occorre favorire gli investimenti per creare moltiplicatori economici ed occupazionali. Questo territorio si deve svegliare e svegliare chi decide: la politica. Per questo la mobilitazione, lo sciopero sono importanti, ma altrettanto importante, nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, è far crescere la consapevolezza nei posti di lavoro, fra la gente, della necessità del cambiamento. A Roma, in Regione Lombardia, devono muoversi, anziché pensare ai loro affari e alle beghe di cortile, devono agire per difendere il nostro futuro e quello dei nostri figli”.

Domenico Pesenti, segretario generale nazionale della Filca Cisl, ha concluso dal palco di piazza Vittorio Veneto la manifestazione bergamasca, puntando sul settore dell’edilizia. “Si è persa l’occasione – ha infatti deto Pesenti - di utilizzare l’edilizia come volano per la crescita e la ripresa dell’economia. Una politica consapevole e capace avrebbe ritenuto assoutamente necessario dare impulso e slancio verso le nuove tecnologie del costruire, e verso quelle realtà che non fanno mancare attenzione alla legalità in appalti e costruzioni. Diventa sempre più indispensabile un nuovo protagonismo del sindacato anche per risollevare la qualità della politica”.

Infine, l’attenzione di Pesenti si è spostata sulla questione della previdenza. “Non c’è solo la questione degli esodati. Grazie alla nuova legge sulle pensioni, : ci sono lavoratori che anche prima dei 60 anni non possono continuare a fare il lavoro che hanno sempre svolto, e non trovano alternative per altre occupazioni. È necessario – ha concluso - un ripensamento soprattutto in relazione all’età dei pensionandi”.

Lo sciopero si è svolto le prime 4 ore del lavoro a giornata oppure le ultime 4 ore per chi fa i turni.

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