Sabato 15 Marzo 2014

«Sono stato io. E non so il perché»

Schena ha ammesso la sua colpa

Madalina con alcune sue amiche

«Sono stato io. Sì, l’ho uccisa. Perché? Non lo so». Sono state queste le prime, confuse parole, che Isaia Schena ha detto lunedì sera ai primi soccorritori, ancora all’interno della baracca sul monte Bue, con accanto il corpo di Madalina Palade, già uccisa da diverse ore. Quando gli inquirenti sono entrati nel prefabbricato, il trentasettenne di Cene era completamente coperto da un piumone, tanto che nessuno, all’inizio, aveva nemmeno sospettato che, sotto tutte quelle coperte, ci fosse una persona.

Quando la trapunta è stata spostata per i rilievi scientifici, è spuntato il corpo di Schena: rannicchiato sul lato destro, impugnava nella mano destra un grosso coltello da cucina, mentre lì accanto, sempre all’interno del piumone, c’era anche un secondo coltello, ma più piccolo. Il camionista era privo di sensi, a torso nudo e con diverse ferite da taglio all’addome e agli arti superiori. La più grave sul lato destro: forse per questo, dopo essersi presumibilmente accoltellato, si è istintivamente girato da quella parte e si è avvolto nella coperta.

Il letto all’interno della baracca ha una piazza e mezzo: Schena si trovava in posizione perpendicolare rispetto al letto, nel punto in cui di solito si mettono i cuscini. Inizialmente privo di sensi, Schena è stato svegliato dai soccorritori. E proprio a loro ha subito ammesso di aver ucciso l’amica, senza però spiegare il perché e restando comunque molto confuso anche quando, poco dopo, è stato caricato sull’ambulanza per essere trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove si trova ancora ricoverato, in stato di fermo per omicidio volontario e in una stanza-cella appositamente attrezzata per la detenzione dei degenti.

Leggi di più su L’Eco di Bergamo di sabato 15 marzo

© riproduzione riservata