Giovedì 13 Marzo 2014

«Una lite violenta degenerata»

Maddy accoltellata all’addome

Madalina Palade

«C’è stata una lite, come l’altra volta. Però questa è degenerata...». Queste, secondo indiscrezioni, le poche parole, ancora molto confuse, che Isaia Schena avrebbe sussurrato agli inquirenti quando gli è stato notificato il fermo per l’omicidio, avvenuto nel fine settimana in una baracca di Cene, della ventisettenne romena Madalina Palade. Schena è ricoverato in una stanza di una sezione dell’ospedale Papa Giovanni gestita dalla polizia penitenziaria proprio per la degenza di pazienti in stato di fermo o arresto (monitorati anche con delle telecamere).

Dunque il trentasettenne non è più in pericolo di vita e nemmeno ricoverato in Rianimazione, dov’era stato inizialmente portato dopo l’operazione con la quale i medici gli avevano fermato l’emorragia all’addome che lui stesso si era provocato con diverse coltellate. Giovedì mattina il trentasettenne di Cene verrà interrogato dal gip Alberto Viti, alla presenza del suo legale, l’avvocato Roberto Bruni. Venerdì invece è in programma l’autopsia sul corpo di Maddy: alle 9, sempre al Papa Giovanni, il professor Francesco De Ferrari, direttore della Medicina legale degli Spedali Civili di Brescia, e la dottoressa Nicoletta Cerri, del laboratorio di genetica forense degli stessi Spedali, si occuperanno rispettivamente di chiarire le cause della morte della ragazza e di rilevare eventuali tracce genetiche di Schena sul corpo di Madalina per far luce sulla dinamica dei fatti. In attesa dell’autopsia è comunque già emerso dall’esame esterno della salma che, oltre alle gravissime ferite al capo – causate probabilmente da bottigliate – Madalina è stata anche accoltellata all’addome. L’autopsia chiarirà con precisione quali sono state le ferite mortali, se i colpi alla testa o i diversi fendenti all’addome. Oppure se entrambi.

E anche con quale coltello è stata colpita: nella baracca di via Zeno Capitanio i carabinieri hanno infatti trovato e posto sotto sequestro in tutto una decina di coltelli di vario tipo (nella sua proprietà sul monte Bue Schena organizzava spesso grigliate e dunque nel casolare c’erano vari attrezzi da cucina). Particolare non irrilevante: su tutti i coltelli, in quantità differenti, erano presenti tracce di sangue, come se fossero stati utilizzati tutti. Cos’è dunque successo dentro i dieci metri quadrati della struttura prefabbricata? Una lite molto violenta e poi degenerata, come ha già in parte ammesso lo stesso Schena.

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 13 marzo

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