Martedì 03 Dicembre 2013

«Yara, l’Arma è vicina ai genitori

Lavoriamo come il primo giorno»

Le forze dell’ordine davanti alla casa della famiglia Gambirasio

«Il caso Yara? Per noi è come se fosse il primo giorno. Siamo vicini alla famiglia e continuiamo a lavorare con tutte le nostre forze per risolvere il caso. È anche un dovere morale, oltre che professionale. Posso garantire che nessuna pista viene tralasciata».

Pur non entrando nel merito dell’indagine, il colonnello Antonio Bandiera, comandante provinciale dei carabinieri, accetta di rispondere a qualche domanda sul delitto della piccola Yara Gambirasio, a ormai oltre tre anni e all’indomani dell’appello che la mamma, Maura Gambirasio, ha lanciato in tv perché «chi sa qualcosa, parli».

Colonnello, dopo tre anni di indagini, i genitori hanno deciso di fare questo appello.

«L’Arma dei carabinieri ha impiegato veramente notevolissime risorse per questa indagine e sta continuando a farlo. Il nostro è un impegno professionale, ma anche con dei risvolti di natura morale importanti. Ci sentiamo coinvolti e vicinissimi alla famiglia: quindi per noi è assolutamente fondamentale continuare e lo facciamo con le nostre massime risorse e con il massimo impegno. Anche se sono passati tre anni, la nostra attenzione non è calata di un nulla, mai. Per noi questo è un caso su cui stiamo investendo e continueremo a investire»

Il procuratore Francesco Dettori ha parlato di sfortuna. Anche secondo lei è così?

«Io non parlo né di fortuna né di sfortuna. Mi limito ai fatti e i fatti sono questi: purtroppo sono passati tre anni, ma io continuo e voglio continuare a dare un segnale di grande disponibilità e a investire e questo significa operare con il massimo impegno, impiegando uomini e mezzi. Noi continuiamo a lavorare come se fosse il primo giorno. L’impegno dell’Arma dei carabinieri su questo caso non è mai venuto meno».

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