Yara ritrovata, telefonata misteriosa:
Bossetti chiamò la madre da Chignolo

Dagli atti delle indagini spunta una telefonata misteriosa. Una chiamata sospetta, su cui è caduta l’attenzione degli inquirenti: non solo perché a farla è stato Massimo Bossetti e a riceverla è stata sua madre. Qui contano soprattutto date e luoghi: 26 febbraio 2011, Chignolo d’Isola.

Yara ritrovata, telefonata misteriosa: Bossetti chiamò la madre da Chignolo
Ieri qualcuno ha posato un nuovo mazzo di fiori vicino al campo di Chignolo dove venne ritrovato il corpo senza vita di Yara
(Foto di Yuri Colleoni)

Dagli atti delle indagini spunta una telefonata misteriosa. Una chiamata sospetta, su cui è caduta l’attenzione degli inquirenti: non solo perché a farla è stato Massimo Bossetti e a riceverla è stata sua madre, Ester Arzuffi. Qui contano soprattutto date e luoghi: 26 febbraio 2011, Chignolo d’Isola. È il giorno del ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio nel campo di via Bedeschi, proprio a Chignolo d’Isola. In quest’occasione, il muratore avrebbe telefonato alla madre.

Il particolare emerge dal verbale dell’interrogatorio (il secondo) reso dalla moglie di Massimo Bossetti, Marita Comi, nella caserma di Ponte San Pietro, il 23 giugno. Anche questa volta Marita non si sottrae (pur potendolo fare, essendo familiare dell’indagato) alle domande di chi indaga.

«È a conoscenza - le chiedono gli inquirenti - di una chiamata di Bossetti Massimo a sua madre avvenuta proprio nel contesto del rinvenimento del cadavere di Yara Gambirasio e mentre si trovava a transitare in Chignolo d’Isola, con la quale informava la donna di ciò che stava accadendo, chiedendole anche se volesse raggiungerlo?»

Un dato che viene dai tabulati di Bossetti? O dalle dichiarazioni di sua madre Ester, anche lei sentita dagli inquirenti? Ma soprattutto: perché l’artigiano edile di Mapello si trovava a Chignolo quando fu scoperto il cadavere di Yara? Perché sentì l’esigenza di telefonare a sua madre? Un elemento inquietante, se si pensa che è stata proprio la donna la figura chiave di questa indagine.

Leggi le due pagine dedicate all’argomento su L’Eco di Bergamo del 27 giugno

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