Giovedì 29 Marzo 2012

Lombardia locomotiva dell'export
Bergamo segna 124,5 miliardi di €

Il Rapporto annuale sull'internazionalizzazione delle imprese lombarde conferma la nostra regione quale locomotiva dell'industria italiana, a partire dalle esportazioni. Sulla base dell'analisi quantitativa, nel 2011 l'export lombardo ha raggiunto quota 104.163 milioni di euro, con una crescita dell'8,4% rispetto al 2010 e superando i livelli raggiunti prima della crisi.

Bergamo, rispetto al 2010, ha segnato una crescita nell'export, passando da 114,7 miliardi di euro a 124,5 miliardi di euro.

Nel 2011 le esportazioni hanno inciso mediamente per il 39% sul fatturato delle imprese del campione attive all'estero, con un incremento di oltre un punto percentuale rispetto al 2010, quando l'incidenza media delle esportazioni sul fatturato era risultata pari al 37,7%. Per quanto riguarda le direttrici geografiche, il buon andamento delle esportazioni è stato trainato in Europa da Germania (+15,5%) e Svizzera (+25,8%), che rappresentano rispettivamente il primo e il terzo mercato estero di sbocco dei prodotti e servizi lombardi; tassi di crescita superiori alla media sono stati registrati anche da quasi tutti i principali Paesi emergenti, quali Emirati Arabi Uniti (+36,1%), Brasile (+23,6%), Turchia (+23,6%), Cina (+11,5%) e Russia (+11,2%).

Una conferma della crescente diversificazione geografica delle attività delle imprese lombarde si ha dall'analisi dei Paesi in cui esse intendono sviluppare la propria presenza nel medio periodo. Il dato tendenziale per il triennio 2012 – 2014 rivela infatti che il 18% delle imprese internazionalizzate lombarde intende sviluppare la propria attività in un Paese non-UE dell'Europa centro-orientale, il 17% nei Paesi latino-americani e il 16% Paesi nell'Asia sud-orientale; seguono Nord America e Asia centrale (11%), gli altri paesi UE-27 (7%), il Medio Oriente (7%), il Nord Africa (5%), gli altri paesi dell'Europa occidentale (4%), gli altri paesi africani (3%), l'Oceania (2%).

Dal punto di vista settoriale il grado di internazionalizzazione risulta sensibilmente più elevato tra le imprese industriali (77%) rispetto al settore terziario (41%). Anche all'interno del comparto industriale si rilevano peraltro importanti differenze. La maggiore incidenza di imprese internazionalizzate si riscontra nei settori manifatturieri, e segnatamente nella meccanica e mezzi di trasporto (84%), nelle imprese del “sistema moda” (tessile, abbigliamento, cuoio, pelletteria e calzature, 83%) e nella filiera dei prodotti elettrici ed elettronici (82%). Sensibilmente inferiore la percentuale di imprese internazionalizzate nei settori “energia e ambiente” (26%) e costruzioni (24%).

Tracciando un quadro delle imprese internazionalizzate della nostra regione, colpisce il dato riferito alla classe dimensionale. Sulla base del campione analizzato, il 48,1% ha meno di 15 dipendenti e ben il 76,6% ha meno di 50 dipendenti. Proprio la piccola dimensione delle imprese, richiede strumenti che aumentino la massa critica e l'impatto della loro azione sui mercati esteri. Diventa quindi fondamentale il ruolo giocato dalle reti e dalle filiere produttive che rappresentano un elemento cruciale della “nuova internazionalizzazione”.

La percentuale di imprese interessate a forme di aggregazione per l'internazionalizzazione supera il 45% per le micro-imprese (fino a 15 dipendenti), mentre scende a poco più del 20% tra le imprese con 250 o più dipendenti. L'analisi qualitativa effettuata sul campione di circa 1.400 imprese attive all'estero, ha evidenziato il crescente interesse nei confronti dei servizi a supporto dell'internazionalizzazione. Si sottolinea, in particolare, l'importanza attribuita al ruolo riconosciuto alle Associazioni territoriali di Confindustria, che rappresentano in molti casi l'interlocutore privilegiato delle imprese su tali tematiche.

Secondo i dati raccolti, il loro supporto è considerato positivo dal 50% delle aziende che hanno partecipato all'indagine. Cresce anche importanza attribuita al supporto richiesto alle banche, sempre più percepite dalle imprese come un partner cruciale per l'internazionalizzazione.

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a.ceresoli

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