Raccolta fondi, nella cordata anche i commercialisti

«Un aiuto per l’Ucraina» la sottoscrizione è ormai a un soffio dal milione di euro: «Aderiamo a un’iniziativa di alto livello».

Raccolta fondi, nella cordata anche i commercialisti

Il traguardo ormai è davvero a un passo: questione di poco, forse addirittura di ore, poi la sottoscrizione «Un aiuto per l’Ucraina» promossa dalla Caritas diocesana insieme a L’Eco di Bergamo e alla Fondazione della Comunità Bergamasca raggiungerà la soglia del milione di euro.

Il mese di marzo si è concluso, ieri, con il contatore a 976mila euro, una cifra altissima, frutto delle migliaia di donazioni che continuano ad arrivare. E crescono anche le adesioni di enti ed associazioni che fin dalle primissime battute si sono aggiunti ai promotori dell’iniziativa, allargando la platea dei sottoscrittori, nel segno di una ritrovata alleanza tra le realtà del territorio bergamasco, dopo le iniziative promosse durante l’emergenza pandemica. Ad Ascom, Bergamonews, Confindustria, Confcooperative, Università degli Studi, Ance, Consiglio Notarile di Bergamo e Consorzio dei Pasticceri Artigiani Bergamaschi, ieri si è aggiunto anche l’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili della provincia di Bergamo. Un tassello in più che rafforza ulteriormente la cordata formatasi in queste settimane di raccolta: «Abbiamo risposto subito all’invito della Fondazione della Comunità Bergamasca - dice Francesco Geneletti, presidente dell’Ordine provinciale -.

Si tratta di un’iniziativa di altissimo livello, organizzata per uno scopo assolutamente encomiabile. Tante realtà della nostra provincia sono coinvolte e soprattutto questi aiuti andranno a sostenere le attività di accoglienza diffusa promosse sul territorio. Anche questo aspetto ci ha convinto ad aderire senza alcuna esitazione». Nei giorni scorsi era arrivata, tra le altre, anche l’adesione della Fondazione Mia, oltre a un importante contributo di Fondazione Cariplo. I fondi raccolti con la sottoscrizione «Un aiuto per l’Ucraina» serviranno principalmente a sostenere le comunità locali che si sono mobilitate da subito per ospitare le famiglie in fuga dalla guerra, ma saranno utilizzati anche per attività di inserimento proprio all’interno delle comunità.

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