Ceo ascolta la Gen Z: 25enne nel board.
E così l’azienda si trasforma
#IMPRESEPOSITIVE De Micheli (Casta Diva Group), manda un video su WhatsApp agli under 27 e li invita a smentire lo stereotipo degli svogliati: «Ho solo indicato una direzione». Monterisi (25 anni): «Per noi non un gioco, ma la possibilità di incidere davvero»
«Eppur si muove». Non scandalizzatevi per aver osato questo paragone con Galilei. A dire il vero, non è affatto azzardato per chi ogni giorno s’imbatte nel refrain che ha ormai preso forma di dogma: «I giovani non hanno più voglia di lavorare». Un intero universo economico che s’impunta a non riconoscere ciò che è realtà: non sono i giovani a girare attorno al lavoro, ma è il lavoro a girare attorno ai giovani. Eppur, eppur, di fronte a tanta rigidità giustificata solo da una lettura obsoleta della realtà, qualcosa si muove.
Succede a Milano. Allo stesso tavolo un Ceo 70enne e una collaboratrice di 25 anni. Due mondi distanti che il nostro Osservatorio Delta Index , da alcuni anni impegnato nel tentativo di spiegare agli imprenditori e agli Hr come rendere più attrattive le aziende alla Generazione Z, si è assunto il «ruolo galileiano» di avvicinarli. E la sorpresa è grande quando si scopre che qui le due generazioni hanno una visione molto simile, pur parlando linguaggi diversi. Sono il Ceo di Casta Diva Group, Andrea De Micheli, e la Gen Z leader dell’azienda, Martina Monterisi. L’uno ha riconosciuto il nuovo movimento del pianeta under 27 (nessun extraterrestre) e l’altra ha colto l’occasione di mostrare quanto la giovane età possa splendere come il sole e ruotare in sincronia con la terra aziendale. È una storia rivoluzionaria che parte da lontano, e in parte anche dalla biografia personale di De Micheli.
Ricordi senza nostalgia
«Io ho iniziato a lavorare a quindici anni, facevo il runner sui set pubblicitari», racconta De Micheli. «Non ero diverso dai ragazzi di oggi. Avevo sogni, avevo imbarazzi, avevo paure. Ma ogni volta che superi un imbarazzo trovi la forza per fare il passo successivo».
In quegli anni – li ricorda bene – il mercato cresceva, la pubblicità esplodeva, c’era spazio per muoversi. «Mi sono mosso, non sono rimasto fermo. Ma oggi il contesto è molto più competitivo. I ragazzi sono uguali a me ma hanno davanti barriere molto più alte. Non è più un mondo che ti prende con il retino fuori dall’agenzia».
È anche da questa consapevolezza che nasce la decisione di guardare dentro la propria azienda e ammettere un dato: l’età media stava salendo. Nulla di anomalo in un Paese che invecchia, ma un segnale strategico. «Mi sono detto che dovevamo aiutarli e farci aiutare da loro. Se non li mettiamo al centro adesso, tra cinque anni avremo un problema enorme».
Da qui l’idea di rivolgersi direttamente agli under 27. Non con una circolare, non con un town hall istituzionale: quaranta video personalizzati inviati su WhatsApp, uno per ciascun giovane dipendente. «Il coinvolgimento deve essere diretto, autentico - spiega Martina Monterisi -. Non puoi parlare alla “categoria giovani”. Devi parlare alle persone».
Nel video De Micheli lanciava una sfida: dimostrare che l’immagine diffusa di giovani svogliati, viziati, impreparati è falsa, costruendo un progetto capace di rendere Casta Diva più attrattiva e più «abitabile» per le nuove generazioni. «Non gli ho dato istruzioni operative», precisa il Ceo. «Se continui a dire a qualcuno metti prima il piede destro e poi il sinistro, non imparerà mai a camminare da solo. Gli dici: vai da qui a lì. Lì c’è una pepita d’oro».
Nasce così il Gen Z Pact. Non un documento da appendere in bacheca o un codice di comportamento, ma un processo concreto. Dei quaranta contattati, una trentina risponde. Diciotto si organizzano in sei gruppi di lavoro tra produzione video e live communication. Elaborano proposte, si confrontano, costruiscono una visione. Alla convention aziendale i progetti vengono presentati e votati attraverso un’app dedicata. Il Ceo si riserva alcuni punti per bilanciare, non per dirigere.
Nella stanza dei bottoni
Le due vincitrici entrano nello steering committee aziendale. Non in un «gruppo giovani» separato, ma nel luogo dove si decide. «Non era un gioco simbolico - sottolinea Monterisi -. Era la possibilità concreta di incidere sulle scelte». Dal 2025 le idee diventano operative. Corsi di inglese con un linguaggio giovanile finanziati interamente dall’azienda e svolti in orario lavorativo. «È quasi più forte il messaggio del corso stesso», osserva Monterisi. «Significa che l’azienda investe su di te mentre potrebbe chiederti di produrre fatturato». Poi nasce il vodcast ZedTalks, format di confronto tra generazioni, diffuso anche su YouTube, con la partecipazione diretta del Ceo. «Se chiedi autenticità ai giovani, devi offrirla per primo», tiene a sottolineare De Micheli.
Segue il contest creativo per la campagna 2025 «Do not work», una provocazione che non invita a lavorare meno, ma a lavorare con senso. Viene aperto un canale TikTok affrontando le «red flag» aziendali, quei comportamenti che rendono tossico un ambiente di lavoro. Partono percorsi di mentorship intergenerazionale e momenti di team building residenziale. Non tutto è stato lineare. «All’inizio qualcuno diceva: perché questi parlano direttamente con il capo?», ammette De Micheli. Ogni redistribuzione di voce genera resistenze. Ma la concretezza ha smontato i sospetti. I corsi di inglese, partiti con una ventina di giovani, l’anno successivo registrano novanta adesioni su trecento dipendenti. Le iniziative si allargano alle generazioni più mature. Dalle iniziative interne alla creazione di una società, il passaggio è stato naturale. Così è stata lanciata «agenZy», l’agenzia che aiuta a comunicare con la Gen Z.
Come fare la differenza
C’è poi una lettura più profonda. «Questi ragazzi hanno costruito la loro identità in un’arena digitale globale - riflette il Ceo -. Si confrontano con modelli irraggiungibili ogni giorno. Se il lavoro è solo carriera o status, partono già sconfitti. Devi dare loro uno scopo». Monterisi traduce in modo più netto, da Gen Z: «Non vogliamo venire qui, fare il nostro compitino sull’excel e tornare a casa. Vogliamo sentirci allineati ai valori dell’ambiente in cui lavoriamo. Vogliamo poter dire che lì facciamo la differenza». Nel lessico Delta Index è il passaggio dalla retention all’engagement. Non basta trattenere con lo stipendio o con la flessibilità. Occorre generare senso, responsabilità, appartenenza. In un Paese in inverno demografico, ignorare la Generazione Z non è prudenza, è miopia strategica.
«Eppur si muove». Si muove quando un imprenditore settantenne rilegge la propria esperienza di quindicenne sui set e decide di non chiudersi nella nostalgia. Si muove quando una venticinquenne entra nella stanza dei bottoni non per quota generazionale, ma per merito. Si muove quando il patto tra generazioni non resta slogan, ma diventa governance. La Generazione Z non chiede scorciatoie. Chiede spazio. E quando quello spazio diventa fiducia, considerazione vera, il lavoro smette di essere un pianeta distante e torna a essere un luogo in cui crescere insieme ruotando attorno allo stesso obiettivo.
LA SCHEDA
Il Gruppo: Casta Diva ha 14 sedi nel mondo
Casta Diva Group è una multinazionale italiana di comunicazione attiva su scala globale, quotata su Euronext Growth Milan e riconosciuta per l’integrazione di tecnologie digitali, narrazione visiva e live experience in progetti di branded content, produzione audiovisiva ed eventi aziendali. Il gruppo opera in 14 città su quattro continenti, con sedi in Europa, Medio Oriente, Africa e Americhe, e annovera un portfolio clienti composto da oltre cento grandi brand che richiedono produzioni complesse e storytelling crossmediale. Il perimetro operativo di Casta Diva Group comprende diverse business unit focalizzate su produzioni pubblicitarie e film, corporate video, contenuti digitali, programmi televisivi, eventi dal vivo e format di intrattenimento. Tra i marchi del gruppo figurano Casta Diva Pictures per branded content e film, G2 Eventi per la live communication e grandi manifestazioni, Genius Progetti per eventi tailor-made, e il celebre Blue Note Milano, uno dei principali jazz club europei che integra musica dal vivo, ristorazione e cultura. Curiosità: l’evento di chiusura delle Paraolimpiadi è gestito da una società del gruppo.
Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz
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