Non solo poche competenze: il lavoro che i giovani non conoscono

CAPITALE UMANO. Tra innovazione tecnologica, sostenibilità e welfare, il mercato del lavoro cambia più in fretta della percezione che ne hanno i ragazzi. L’assessore regionale Simona Tironi spiega le radici del mismatch tra imprese e giovani: orientamento debole

Un’azienda su due in Lombardia dichiara di avere difficoltà a trovare giovani da assumere. Un dato che fotografa una criticità strutturale del mercato del lavoro e che solleva una domanda centrale: si tratta di un problema di orientamento, di competenze o di aspettative sbagliate? Secondo Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, la risposta non può essere univoca: «È un mix di fattori che vanno letti insieme». Alla base del mismatch c’è innanzitutto una scarsa conoscenza del mondo del lavoro da parte dei giovani. «I ragazzi - osserva Tironi - conoscono il lavoro della mamma, del papà o di una cerchia molto ristretta di esperienze familiari». Tutto ciò che sta fuori da questo perimetro resta spesso astratto o, peggio, ancorato a un’idea superata di lavoro.

È qui che si produce una prima distorsione: molte professioni vengono escluse a priori perché percepite come «vecchie», poco attrattive o lontane dalle aspirazioni personali. «Peccato - sottolinea l’assessore - che innovazione tecnologica, robotica e intelligenza artificiale abbiano completamente trasformato quei lavori». La distanza non è quindi solo informativa, ma culturale.

Portare i giovani nelle aziende, non spiegare il lavoro

Per questo, secondo Tironi, l’orientamento non può limitarsi al racconto. «Non dobbiamo spiegare il lavoro ai ragazzi - afferma -. L’azienda non deve andare a scuola a raccontarsi: i ragazzi devono entrare nelle aziende». È solo lì, nei luoghi della produzione e dei servizi, che possono capire davvero cosa significhi una mansione oggi, come si è evoluta e quali competenze richieda. L’esperienza diretta diventa così lo strumento più efficace per superare stereotipi e pregiudizi. Non una lezione frontale, ma un contatto reale con ambienti, tecnologie e persone. Un passaggio decisivo per rendere le scelte formative e professionali più consapevoli.

Competenze in continua trasformazione

Il tema delle competenze resta centrale, ma va letto in una prospettiva dinamica. «Le competenze cambiano continuamente», ricorda Tironi, soprattutto in relazione alle due grandi transizioni che attraversano il sistema produttivo: quella tecnologica e quella della sostenibilità ambientale. Un cambiamento che non riguarda solo i giovani in ingresso, ma anche i lavoratori già occupati. Da qui la necessità, per le istituzioni, di investire in modo strutturale sull’aggiornamento continuo. «È nostro compito - spiega l’assessore - mettere a terra misure e investimenti per aggiornare le competenze dei lavoratori già in azienda», affinché possano continuare a generare valore e garantire competitività alle imprese.

Le aspettative dei giovani stanno cambiando

Accanto a orientamento e competenze, c’è un terzo elemento che le imprese non possono ignorare: le aspettative dei giovani verso il lavoro. «Oggi lo stipendio non è più al primo posto», osserva Tironi. Un’affermazione che segna una discontinuità netta rispetto al passato e che obbliga le aziende a ripensare il proprio modello organizzativo. I giovani chiedono qualità del lavoro, qualità dell’ambiente, attenzione al welfare e al tempo di vita. «L’impresa deve cambiare pelle», sottolinea l’assessore, puntando su contesti lavorativi in cui le persone possano stare bene e crescere. È questo il primo messaggio che i ragazzi restituiscono quando entrano in contatto con il mondo produttivo.

Una sfida che riguarda imprese e istituzioni

Il mismatch tra domanda e offerta non è quindi il risultato di un solo anello debole, ma l’effetto di un sistema che deve riallinearsi. Orientamento precoce e concreto, competenze aggiornate e una nuova idea di lavoro sono i tre pilastri su cui costruire risposte efficaci. Una sfida che chiama in causa imprese, scuola e politiche pubbliche, e che non può più essere affrontata con strumenti del passato.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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