«Orientamento dei giovani, non un evento. Ma un percorso continuo»

CAPITALE UMANO. Per Simona Tironi, assessore di Regione Lombardia, l’orientamento deve aiutare ragazze e ragazzi a conoscere da vicino il mondo del lavoro, a far emergere passioni e talenti e a compiere scelte più consapevoli in un contesto professionale profondamente cambiato.

C’è un errore di prospettiva che continua a condizionare il modo in cui parliamo di orientamento: considerarlo un momento. Un incontro, una fiera, un evento di passaggio collocato a ridosso di una scelta scolastica o professionale. Oggi, però, questo approccio non regge più. Non regge di fronte a un mercato del lavoro che cambia rapidamente, né di fronte a generazioni che chiedono strumenti più solidi per leggere la complessità.

È da qui che prende forma la visione espressa da Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Lombardia, che rimette l’orientamento al centro delle politiche pubbliche, ridefinendone il perimetro e la funzione. Non più un evento isolato, ma un percorso continuo. Non un consiglio calato dall’alto, ma un accompagnamento strutturato e personalizzato.

Orientare è prendere per mano

Nelle parole dell’assessore emerge con chiarezza un cambio di paradigma: orientare significa «prendere per mano» ragazze e ragazzi e accompagnarli lungo un viaggio. Un viaggio che non ha una destinazione predefinita, ma che serve a far emergere passioni, inclinazioni, talenti. E, soprattutto, a costruire una relazione consapevole con il lavoro, inteso non come approdo casuale, ma come spazio di realizzazione personale e professionale.

Questa impostazione nasce dalla consapevolezza che il mondo del lavoro che attende oggi i giovani è profondamente diverso rispetto a quello di solo pochi anni fa. Professioni ibride, competenze in continua evoluzione, transizioni tecnologiche e organizzative rapide rendono inefficace qualsiasi orientamento basato solo su descrizioni astratte o stereotipi professionali. Serve esperienza. Serve concretezza. Serve la possibilità di «toccare con mano».

Non selezione, ma preparare la scelta

È su questo terreno che la Regione sta investendo, spostando il baricentro dall’orientamento informativo a quello esperienziale. Non solo fiere o manifestazioni, ma occasioni strutturate in cui i giovani possano vedere, osservare, sperimentare cosa significa oggi lavorare in un’azienda, in un laboratorio, in un contesto produttivo reale. Un orientamento che non anticipa la selezione, ma prepara la scelta.

Il valore strategico di questa impostazione è duplice. Da un lato, aiuta i giovani a ridurre il disorientamento e ad aumentare la consapevolezza delle proprie decisioni. Dall’altro, costruisce un ponte più solido tra sistema formativo e mercato del lavoro, riducendo quel divario che spesso si traduce in scelte poco coerenti, percorsi interrotti, ingressi fragili in azienda.

Giovani più motivati per le aziende

In questo senso, l’orientamento diventa una leva di politica pubblica a tutti gli effetti. Non solo educativa, ma economica e sociale. Accompagnare i giovani significa renderli protagonisti, non spettatori, del proprio futuro professionale. E significa anche aiutare le imprese a incontrare persone più consapevoli, motivate e allineate. La sfida, oggi, non è spiegare ai ragazzi che lavoro esiste. È metterli nelle condizioni di capire chi possono diventare dentro quel lavoro. Ed è su questa capacità di accompagnamento, più che sulla moltiplicazione degli eventi, che si gioca la credibilità delle politiche di orientamento nel prossimo futuro.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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