«La mia nuova casa a Ginevra, dove puoi vivere da straniero ma mai fuori posto»

LA STORIA. Luca Ferraiuolo, laurea in Giurisprudenza a Bergamo e la passione per l’allenamento di basket all’Excelsior. Da più di 10 anni in Svizzera lavora per l’università.

Ogni partenza comincia da un gesto minimo: una porta che si chiude, una luce che resta accesa dietro. Per Luca Ferraiuolo, quel gesto è diventato una linea che unisce due vite, due lingue, due modi diversi di intendere la libertà. Nato a Bergamo nel 1990, oggi vive a Ginevra, dove è arrivato alla fine del 2019 dopo anni di studio, lavoro e transiti. Nella città francese della Svizzera ha trovato una nuova misura del tempo. Lavora come responsabile del canale commerciale di un’università privata, costruendo relazioni, progetti e ponti tra studenti e istituzioni. «Mi occupo di partnership e di selezione. È un lavoro che mi appassiona perché mi tiene vicino ai giovani: un filo rosso che mi accompagna fin dai tempi del minibasket». Dietro il professionista cosmopolita resta il ragazzo bergamasco cresciuto tra colline e rigore.

Allenatore all’Excelsior

«A Bergamo ho vissuto fino ai ventisei anni, circondato dagli affetti, dalle abitudini, dai ritmi che considero ancora miei» racconta. La sua formazione comincia al liceo scientifico Lussana, dove scopre che l’intelligenza non è solo questione di voti, ma di autenticità. «Ho perso un anno lungo la strada, ma mi è servito. Ho capito che le materie scientifiche non erano il mio forte: preferivo quelle umanistiche». Da quella consapevolezza nasce la scelta di iscriversi a Giurisprudenza, all’Università di Bergamo. Durante gli anni universitari, Luca lavora come allenatore di minibasket all’Excelsior. «Mi piaceva insegnare, stare coi bambini, trasmettere qualcosa». È in quelle palestre che impara la pazienza, la fiducia, la responsabilità.

Il primo stage a Losanna

La laurea nel 2016 e poi quattro mesi di stage a Losanna, all’Istituto Svizzero di Diritto comparato, gli offrono la prima visione concreta di un mondo diverso. «Ricordo la bellezza del Lago Lemano, con quel paesaggio tra acqua e montagne che sembra uscito da una cartolina. Ma anche la differenza di prospettive: in Italia uno stagista prendeva 500 euro al mese, a Losanna i miei coetanei 2.500 franchi al mese. Ho capito che lì il merito contava davvero». L’esperienza svizzera si chiude, ma lascia un seme. Tornato a Bergamo, Luca guarda verso Milano, dove comincia a lavorare nel settore assicurativo e finanziario. «Mi occupavo della vendita di prodotti di investimento. È stato un anno intenso. Lo stipendio era basso, ma ho imparato tantissimo: la mentalità commerciale, il contatto con i clienti, la concretezza del business».

Milano gli insegna la velocità e il peso del tempo, la differenza tra sognare e costruire. Eppure il desiderio di tornare in Svizzera non si spegne. «Sognavo di rientrare, ma non era facile. Tanti curriculum, poche risposte».

Il ritorno in Svizzera

Nel 2017, grazie a un contatto conosciuto durante lo stage a Losanna, arriva l’occasione: uno stage nella Svizzera tedesca. «Avevo ventisette anni, un lavoro stabile, ma sentivo che era il momento di provarci. Così ho lasciato tutto e sono partito». Non una fuga, ma una chiamata. «Creare e coltivare un network professionale è fondamentale. Non è raccomandazione, è intelligenza relazionale. Le opportunità arrivano grazie a chi ti conosce, e credetemi: fa la differenza». L’impatto con la Svizzera è duro. «Ricordo il primo inverno come cupo: freddo, giornate corte, e la difficoltà di integrarsi in una cultura diversa». La lingua è una barriera, il silenzio pesa, ma la volontà diventa bussola. L’inglese si affina, il tedesco si studia la sera, due volte a settimana.

L’impegno in università

Dopo qualche mese, la svolta: un colloquio per un ruolo chiamato «Admissions Coordinator» in una università privata. «Non avevo capito bene cosa significasse, ma ho provato. Quando mi hanno assunto con un contratto a tempo indeterminato, ho pianto di gioia. Mi sembrava di avercela fatta. Di aver costruito davvero qualcosa di mio». Dopo due anni e mezzo nella Svizzera tedesca, Luca si trasferisce a Ginevra. «Volevo un contesto linguistico più accessibile. Il francese mi sembrava più naturale. E Ginevra mi è sembrata la sintesi perfetta: internazionale, viva, ma ancora a misura d’uomo». Qui costruisce un nuovo equilibrio, lavorando in inglese e francese, circondato da un ambiente multiculturale e stimolante. «Ginevra è una città dove puoi essere straniero senza sentirti fuori posto. Continuo a lavorare nel settore universitario, ora come responsabile del canale commerciale per università private: mi occupo sia di partnership con istituzioni accademiche, sia di selezionare studenti che vogliono entrare nei nostri corsi. È un lavoro che mi appassiona molto perché mi permette di restare a contatto con i giovani – un filo rosso che mi accompagna fin dai tempi del minibasket».

Ginevra, seconda casa

Con il tempo, la Svizzera diventa non solo luogo di lavoro ma scuola di vita. «Qui la domenica è sacra: tutto chiuso, tempo per sé e per la famiglia. All’inizio è strano, poi diventa un’abitudine sana». Un Paese che insegna la disciplina e la leggerezza insieme. «Si lavora per vivere, non si vive per lavorare. Ma è anche un sistema meno protettivo: se non servi più, vieni licenziato, senza troppi giri di parole». In questa chiarezza c’è una forma di rispetto: sapere dove si sta, e perché. Oggi Luca si sente parte di entrambe le sponde. «Rientro due o tre volte l’anno e ogni volta mi stupisco di quanto Bergamo sia cambiata: più viva, più turistica, più aperta. Mi manca il cibo, il sole, l’atmosfera delle serate italiane. Ma qui ho trovato un equilibrio». Bergamo resta un punto cardinale, un legame che si rinnova a ogni ritorno. «Ci sentiamo spesso in famiglia con videochiamate e WhatsApp. Ti fanno sentire le persone vicine anche se sei lontano».

Bergamo sempre più bella

La vita a Ginevra, nel frattempo, ha preso forma. «Ho una bella relazione, amicizie solide - molti italiani, ma anche tanti stranieri - e un gruppo di motociclisti con cui d’estate esploriamo la Svizzera tra laghi e montagne. È una delle mie passioni più grandi». Le strade alpine, dice, somigliano alla vita: curve, discese, panorami che si aprono improvvisamente. Guardando avanti, la voce di Luca si fa serena. «Mi vedo ancora qui. Dopo dieci anni potrò fare domanda per la doppia cittadinanza: sarà un traguardo importante. Forse un giorno tornerò in Italia, ma probabilmente solo alla pensione». Sorride, come chi ha smesso di inseguire e ha cominciato a custodire. «Per ora mi godo il presente: un lavoro che mi piace, un buon equilibrio tra vita e carriera, e il piacere di sentirmi cittadino di due mondi». Poi aggiunge piano, quasi per sé: «Bergamo resta casa, ma la Svizzera è la mia seconda vita».

Bergamo senza confini

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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