Vigilessa uccisa, il giallo del superteste: «Donna priva di sensi tolta dall’auto del vicino»

E-mail anonima inviata alla polizia locale. Ma non si risalì mai all’autore, «pagato per non parlare».

Vigilessa uccisa, il giallo del superteste: «Donna priva di sensi tolta dall’auto del vicino»
Laura Ziliani

«Ho visto il nostro vicino che ha preso sulle spalle una signora priva di sensi dalla loro macchina e il giorno dopo ho appreso che si trattava della signora Laura». È l’inquietante contenuto di un messaggio di posta elettronica arrivato al comando della polizia locale della Valle Camonica il 16 maggio scorso, una settimana dopo la scomparsa di Laura Ziliani , l ’ex vigilessa di 55 anni sparita da Temù, in Valle Camonica, l’8 maggio e ritrovata morta tre mesi dopo vicino all’Oglio.

Un messaggio sul quale gli inquirenti hanno cercato di fare luce, senza tuttavia riuscire a risalire all’autore: del resto in quel momento Laura era ancora una donna sparita in montagna e non la vittima di un omicidio per il quale sono ora in carcere le due figlie, Silvia e Paola Zani, 26 e 19 anni, e il fidanzato dalle prima, Mirto Milani, 26 anni, di casa a Roncola . La mail risultava inviata da un indirizzo di Gmail forse attivato all’occorrenza, essendo formato da alcune lettere e alcuni numeri senza un preciso e apparente senso. Ora che gli inquirenti hanno chiarito che Laura Ziliani è stata stordita con un quantitativo di benzodiazepine e poi uccisa, forse soffocata, quella testimonianza potrebbe rappresentare un tassello importante nell’indagine, tanto da essere inserita, benché anonima, nell’ordinanza del gip di Brescia che ha portato in carcere figlie e fidanzato. Anche perché l’autore della e-mail aveva aggiunto di essere stato «pagato per il suo silenzio, ma di essere pronto a negoziare un nuovo accordo».

Ma di chi si tratta? Le indagini erano risalite a un Ip, ovvero un indirizzo informatico univoco localizzato a Varese: è però noto che in campo informatico è possibile, soprattutto per chi è esperto del settore, simulare l’invio di e-mail da luoghi diversi dalla realtà dei fatti, nascondendo di fatto la propria localizzazione . Si è trattato di un millantatore? Allora perché era a conoscenza di un possibile dettaglio che, con il senno del poi, sembra più verosimile che mai? Chi era il «vicino» che cita nel testo? Dove lo ha visto? Perché ora non si fa di nuovo avanti? Da chi sarebbe stato pagato per non dire nulla?

Tutti interrogativi che gli stessi inquirenti si sono posti e si stanno ponendo, visto il ruolo che potrebbe avere questo potenziale supertestimone. Anche perché, per il momento, Silvia e Paola Zani e Mirto Milani hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni nel loro interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Alessandra Sabatucci, che ha incontrato tutti e tre in carcere a Brescia (le due sorelle a Verziano e il fidanzato a Canton Mombello).

Da quanto si è appreso, la Procura bresciana vorrebbe di nuovo interrogare i tre indagati, contro i quali esiste tutto un elenco di indizi (dal testimone che li ha visti liberarsi di una delle due scarpe della vittima alle intercettazioni telefoniche dalle quali emerge l’interesse dei tre per la gestione del consistente patrimonio immobiliare della Ziliani, dalle contraddizioni emerse durante i racconti di quanto avvenuto il giorno della scomparsa ai tentativi di depistaggio anche un po’ grossolani), ma non delle prove granitiche.

E la stessa causa della morte della Ziliani non è ancora del tutto chiara: dall’autopsia non erano emersi segni di violenze, ma l’esame tossicologico aveva rilevato un quantitativo di psicofarmaci considerevole, ma forse non sufficiente a uccidere la donna . Per questo si ipotizza sia poi stata soffocata con un cuscino nella sua casa di Temù? Ma dov’è stato tenuto il suo corpo nei tre mesi successivi? Il cadavere presentava dei segni di decomposizione, ma non compatibili con la presenza per 90 giorni all’aperto e in luogo umido (accanto all’Oglio, dove peraltro le ricerche si erano concentrate a lungo dopo la scomparsa, senza che venisse trovato).

Visto che i tre giovani erano già indagati a piede libero, e dunque anche sicuramente tenuti controllati, come avrebbero potuto trasportare il corpo della Ziliani dov’è stato poi ritrovato senza essere visti o seguiti? Qualcuno li ha forse aiutati? In cambio di cosa? Forse denaro? Del resto, stando all’impianto accusatorio, figlie e fidanzato sembra pensassero soltanto a quello.

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