«Artigiani solo se iscritti all’albo: stop alla concorrenza sleale»
DA SAPERE. Sembra una questione di forma, di parole, di definizioni, ma è qualcosa anche di sostanza: la tutela della qualità e la lotta alla concorrenza sleale. Con l’entrata in vigore della legge annuale sulle Pmi, è scattata una stretta sull’uso delle denominazioni «artigianato» e «artigianale».
L’utilizzo di questi termini sarà riservato esclusivamente alle imprese che sono iscritte all’apposito albo dell’artigianato istituito nelle Camere di commercio. In caso di impiego improprio di queste definizioni, ad esempio nelle pubblicità, si incorrerà in una sanzione amministrativa fino all’1% del fatturato. In ogni caso a partire dal valore minimo di 25mila euro per ogni singola violazione, comminata dalle «autorità regionali competenti» (tra cui le commissioni provinciali per l’artigianato). Più precisamente, come previsto dal testo di legge, «nessuna impresa può adottare, quale ditta o insegna o marchio o nella promozione dei propri prodotti o servizi da essa commercializzati, una denominazione in cui ricorrano riferimenti all’artigianato e all’artigianalità dei prodotti e dei servizi, se essa non è iscritta all’albo e non produce o realizza direttamente i prodotti e servizi pubblicizzati o posti in vendita qualificandoli come artigianali».
«Nessuna impresa può adottare una denominazione in cui ricorrano riferimenti all’artigianato e all’artigianalità dei prodotti e dei servizi, se essa non è iscritta all’albo e non produce o realizza direttamente i prodotti e servizi pubblicizzati o posti in vendita qualificandoli come artigianali»
È il punto di arrivo di una battaglia sostenuta a livello nazionale da Confartigianato. «È un piccolo passo ma importante per la nostra categoria – commenta Lorenzo Pinetti, presidente di Confartigianato Bergamo - lo chiedevamo da tempo e sono contento del successo ottenuto dalla nostra associazione. Un prodotto artigianale è realizzato in Italia in piccola serie, manualmente, con qualità ed eccellenza, e che di conseguenza c’entra poco con altri prodotti, dal mobile alla moda al food, che pur vengono descritti come “artigianali” sulla confezione, ma che arrivano dall’estero o hanno procedimenti completamente diversi».
Ma la legge saprà davvero essere efficace? «Vedremo l’applicazione effettiva e il sistema dei controlli – premette Pinetti -. Al momento, comunque, la normativa introduce un criterio chiaro per disciplinare l’uso del termine “artigianale”: è uno spartiacque e sarà più facile individuare l’utilizzo indebito. Soprattutto, considerando il deterrente della sanzione, certe aziende ci penseranno due volte prima di fare delle pubblicità fuorvianti».
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