Diesel più caro, in Bergamasca aumenti per 245mila veicoli

LE MISURE. Dal 1° gennaio scattato l’incremento di 4,94 centesimi sul gasolio. Pari riduzione per la benzina. Bettoni (Aci): «Penalizzati i ceti più deboli».

Anno nuovo, accise nuove. Il 2026 si è aperto con un riallineamento delle imposte sui carburanti, quelle tasse ormai storiche (nel vero senso della parola, che si pagano ancora balzelli formalmente attribuiti alla crisi di Suez del 1956 o al disastro del Vajont del 1963) che impattano non poco sulle tasche degli automobilisti. Dal 1° gennaio è infatti in vigore una rimodulazione operata dal governo che avrà effetti diversi a seconda dell’alimentazione.

Nel concreto, scatterà un aumento di 4,94 centesimi (Iva inclusa) sul diesel, mentre si ridurrà dello stesso importo, cioè di 4,94 centesimi (sempre Iva inclusa) il prezzo della benzina. Perché questo assestamento? Per adempiere a delle indicazioni dell’Unione europea volte al pareggio delle accise, e in particolare per superare i «sussidi ambientalmente dannosi»: il gasolio è infatti più inquinante rispetto alla benzina, dunque non poteva avere accise più basse.

Così, è tempo di fare i conti sull’impatto. Chi ci perderà sono i possessori di un’automobile a diesel: stando ai dati dell’Aci aggiornati al 31 dicembre 2024, in Bergamasca ce ne sono 245.936. Possono invece sorridere i «colleghi» con una quattroruote a benzina, più numerosi: in provincia di Bergamo sono 359.889, e a questi si aggiungono anche 46.748 auto ad alimentazione benzina-gpl, 8.832 benzina-metano e 48.229 ibrido-benzina, per un totale di 463.698 automezzi. Mano al portafoglio e alla calcolatrice: un pieno diesel da 50 litri ora costa 2,47 euro in più; stimando un paio di pieni al mese, si arriva a circa 60 euro ad autovettura all’anno. Per chi usa la benzina, invece, il risparmio è speculare.

Il 2026, tra l’altro, s’è aperto pure con un rincaro dei pedaggi, di fatto già atteso per via della normativa, e dell’assicurazione auto, spuntato tra le pieghe della manovra di bilancio e tradotto nel rialzo dell’aliquota (dal precedente 2,5% all’attuale 12,5%) relativa ai rischi di infortunio al conducente e al rischio di assistenza stradale.

L’Aci: «L’auto ormai è un lusso»

Il combinato disposto è pesante: «Avere una macchina è quasi un lusso – rileva Valerio Bettoni, presidente dell’Aci Bergamo -. Però il numero di macchine circolanti continua ad aumentare (il riferimento è al focus pubblicato sul giornale del 31 dicembre, ndr), perché è indispensabile averla per lavorare o per muoversi. Il tutto mentre gli stipendi restano fermi o crescono di poco: tutti questi rincari gravano soprattutto sui ceti più deboli. C’è da sperare, intanto, che nel futuro aumenti la copertura del trasporto pubblico locale».

La reazione dei consumatori

«È un inizio d’anno col botto», mastica amaro Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo: «Il pareggio delle accise era stato preannunciato da tempo, così come quello dei pedaggi, al netto di presunte smentite o attribuzioni di colpe. Le novità sull’Rc auto presentano poi dei rischi: visto che il premio per gli infortuni è facoltativo, è probabile che qualcuno vi rinunci nonostante sia una clausola utile. Il tutto in un contesto di continuo rincaro dei prezzi delle auto».

Tra l’altro, aggiunge Perria, l’aumento delle accise sul gasolio rischia di innescare un effetto a catena: «Il gasolio è legato ai trasportatori (i Tir hanno soprattutto questa alimentazione, ndr) e si tradurrà in un aumento dei costi di trasporto delle merci e nel conseguente aumento del prezzo finale dei prodotti che troviamo poi al supermercato».

Per Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo, «le accise sono una tassa anacronistica, alcune sono così datate da essere fuori dal mondo. Da un lato il governo sponsorizza tutele e aiuti alle famiglie, dall’altro lato arrivano i rincari. Così le persone vanno sempre più in difficoltà, mentre le pensioni salgono solo di una manciata di euro. All’auto però è difficile rinunciare: i mezzi del trasporto pubblico non sono competitivi per chi deve muoversi per lavoro su un territorio ampio come il nostro».

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