Lavoro rosa in calo dopo la pandemia ma Bergamo resiste

La ricerca. Le imprese femminili provinciali cresciute in due anni del 2,2%, quelle artigiane avanti dell’1,6%. Criticità: accesso al credito e conciliazione familiare.

L’imprenditoria femminile bergamasca resiste e torna a crescere dopo l’arresto causato dalla pandemia. A dimostrarlo sono i numeri diffusi dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia su report del nazionale presentati a Roma alla «Convention 2023 di Donne Impresa Confartigianato»..

Le imprese femminili della provincia di Bergamo a fine 2021, infatti, sono 19.176, il 20,3% del totale delle imprese e il 2,2% in più rispetto al 2019. Le imprese artigiane femminili sono invece 4.847 con una variazione positiva dell’1,6%. Una popolazione imprenditoriale che va sostenuta e su cui investire, come sostiene Rita Messina Moretti, presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Bergamo che conferma: «L’aumento delle donne imprenditrici lo vedo e lo percepisco ogni giorno e credo dipenda sia da necessità di soddisfazione personale, sia da necessità del mercato».

Messina Moretti (Confartigianato): «Le donne più consapevoli delle loro potenzialità»

Guardando i dati nazionali, in questi anni di crisi, tra il 2019 e il 2022, il lavoro indipendente femminile è invece diminuito del 5,8%, con l’Italia che si colloca all’ultimo posto nell’Ue per tasso di occupazione femminile, pari al 58,1%, delle donne tra 25 e 49 anni in coppia con figli a carico, mentre il 71,2% dei «neet» under 35 è rappresentato da 651mila giovani donne che non studiano, non lavorano e non cercano occupazione. Nonostante questo, le donne italiane sono le più intraprendenti d’Europa, con poco meno di un milione e mezzo di imprenditrici e lavoratrici autonome, il numero maggiore tra i Paesi Ue, e con un grado di istruzione superiore ai maschi; il 41,1% è infatti laureato, percentuale quasi doppia rispetto al 21,4% degli uomini. «È vero che, a volte, diventare lavoratrici autonome è un ripiego rispetto a un lavoro dipendente che non permette una reale conciliazione con famiglia e figli, ma credo che spesso le donne riescano a scoprire un mondo lavorativo nuovo che sanno costruire, permettendo loro di esprimersi al meglio» continua la presidente del Movimento Donne, che non nasconde un altro problema sollevato dalla ricerca e che riguarda soprattutto l’imprenditoria femminile, ovvero l’accesso al credito.

«L’aumento delle donne imprenditrici lo vedo e lo percepisco ogni giorno e credo dipenda sia da necessità di soddisfazione personale, sia da necessità del mercato»

Secondo le stime nazionali, infatti, il rialzo dei tassi di interesse decisi dalle autorità monetarie potrebbero pesare, su base annua, con 270 milioni di maggiore costo del credito per le 111mila piccole imprenditrici che hanno chiesto prestiti alle banche. «Sì, c’è fatica per l’accesso al credito e anche questa è una cosa che percepisci dal contatto banche-imprenditrici, ma qualcosa sta cambiando anche se il processo va sostenuto. Anche per questo trovo importante che, dopo due anni di stop, si sia tornate a riunirsi in convention a Roma, portando sul tavolo tutti i temi - continua Messina Moretti, - Su questo punto per esempio serve supportare le imprenditrici con garanzie messe dalla Stato, e con altri interventi fiscali come permettere di scaricare le spese necessarie alla gestione della casa e della famiglia». Rispetto alla situazione attuale della provincia bergamasca la presidente del Movimento Donne aggiunge: «Mi sento di dire che ormai le donne hanno preso consapevolezza delle loro potenzialità in ogni settore. Nella nostra giunta, per esempio, c’è una collega imprenditrice impiantista, ma spazio, trasporti, edilizia, sono tutti settori in cui le donne stanno entrando con ruoli imprenditoriali. La novità, - conclude, - non è nel fatto che lo possono fare, ma che sta diventando oggetto di confronto».

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