«Monte Bianco, se lunedì chiude costerà il doppio andare in Francia»

LOGISTICA. Anche il traforo del Frejus interrotto per una frana: è allarme per le esportazioni. Colombo: «Passare da Ventimiglia allunga anche i tempi: servirebbero due giorni invece di uno»

I lavori di manutenzione e consolidamento del traforo del Monte Bianco, previsti per i primi di settembre, devono slittare. Non vedono altre soluzioni, almeno nell’immediato, gli autotrasportatori bergamaschi in viaggio per la Francia. E che da quel valico devono per forza transitare, considerata, in questi giorni, la chiusura del Frejus, a causa della frana caduta nella valle della Maurienne, che impedisce il passaggio sull’autostrada francese A43, indispensabile per consentire ai mezzi pesanti il transito nel tunnel.

Una preoccupazione, quella della chiusura del traforo del Bianco e, più in generale, delle difficoltà dell’attraversamento dei valichi alpini, che in realtà coinvolge tutta l’economia. Il rischio, infatti, è di bloccare l’export che passa per le Alpi: Germania e Francia sono i primi due mercati europei di destinazione e fornitura per le imprese italiane.

E gli autotrasportatori ritengono impraticabile l’ipotesi prospettata di raggiungere la Francia da Ventimiglia. A partire dai costi. Due conti rapidi li ha fatti Giuseppe Colombo, titolare di Autotrasporti Colombo di Treviglio, venti mezzi, otto dei quali bloccati da ore lungo la strada che porta al traforo del Monte Bianco. La sua azienda, che lavora per il 70% con il mercato estero, rifornisce i Carrefour francesi di derrate alimentari, soprattutto formaggi, latticini e salumi del made in Italy.

Decine di tir fermi in coda

«Se dovessi passare da Ventimiglia i costi per il viaggio verrebbero quasi raddoppiati – spiega -. Attraversando il tunnel del Bianco, per raggiungere i miei clienti, i mezzi percorrono circa 490 chilometri e lo fanno in una giornata. Con l’ipotesi Liguria i chilometri diventerebbero 960 e, considerati i tempi di guida e riposo per gli autisti, servirebbero due giorni di viaggio. In pratica rispetto ad un’ipotesi di costo di 1.000 euro attuali dovrei aggiungerne altri 800. Un’enormità». A questo si aggiunge il timore che alla fine possa intasarsi anche il percorso via Ventimiglia. «È l’esperienza di questi ultimi giorni, ma non solo - racconta Giuseppe Colombo -. Il Frejus viene chiuso anche solo per una diversità di pressione atmosferica tra Italia e Francia. E ogni volta che succede, tutto il traffico dei mezzi pesanti è dirottato sul Monte Bianco. In questi casi si può immaginare che le tempistiche di attesa per il passaggio - rispetto ai trenta minuti soliti - raddoppino o triplichino, ma è assurdo che diventino di otto o nove ore. Gli automezzi vengono fatti passare con il contagocce e il carico rischia di deteriorarsi, senza contare che gli autisti sono lasciati allo sbando, senza informazioni e senza servizi lungo il percorso. Le soste iniziano già a Ivrea e fatto salvo qualche segnaletica stradale, che invita a indirizzarsi verso Ventimiglia, non c’è nulla».

Se lunedì, quindi, si dovesse chiudere davvero il Bianco e i circa 6.000 mezzi che attraversano quotidianamente i due trafori venissero dirottati in Liguria, dove la viabilità non è certamente tra le migliori, facile immaginare il caos. «La Francia non la raggiungerà più nessuno. E i clienti non staranno certo ad aspettarci – conclude il titolare di Autotrasporti Colombo –, per i prodotti si rivolgeranno ai nostri concorrenti in Germania e Spagna».

«Impossibile lavorare così»

Una preoccupazione condivisa anche dal Gruppo Petra di Brembate con il core business (70% del fatturato) proprio nell’attività di trasporti internazionali: i suoi 250 trattori stradali si muovono tra Francia, Inghilterra, Germania e Spagna per il trasporto di materiale prevalentemente del settore automotive. A spaventarli le tempistiche dei lavori del tunnel del Monte Bianco che, secondo la programmazione, dovrebbe rimanere chiuso tre mesi ogni anno fino al 2041.

«Ci auguriamo che una soluzione che superi la fragilità degli attraversamenti transalpini si trovi rapidamente – commenta Doriano Bendotti, segretario provinciale degli autotrasportatori del Fai -. È un’ulteriore criticità che va ad aggiungersi al rincaro del gasolio e alle limitazioni del traffico previste dalle autorità austriache al valico del Brennero, con pesanti ripercussioni nel trasporto delle merci verso l’Austria e la Germania. Sta diventando impossibile per gli autotrasportatori lavorare in queste condizioni, e questo alla fine si traduce in un danno gravissimo per tutto il nostro export».

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