Turismo, 4.640 strutture ricettive: il 61,7% sono case per affitti brevi

LA FOTOGRAFIA. Solo il 5,3% hotel. Oscar Fusini (Confcommercio): «Con il boom degli ultimi anni cresciute soprattutto le attività svolte da privati». E con la manovra, stretta per 1.500 immobili.

A inizio 2025 veniva introdotto il Cin, il codice identificativo nazionale per le strutture ricettive, e oggi in Bergamasca la copertura è quasi totale. A fine anno, invece, il via libera della legge di bilancio ha portato una novità più impattante: a partire dal terzo immobile messo sul mercato degli affitti brevi, scatta l’obbligo di apertura della partita Iva. E stando ai dati di InsideAirbnb.com, piattaforma indipendente che estrae i dati dal sito di Airbnb, in Bergamasca potrebbero essere circa 1.500 gli immobili che rientrano in questa normativa, con alcune centinaia di proprietari chiamati ad adeguarsi.

I dati di Confcommercio

Di fronte a un business in costante evoluzione, anche le leggi devono tenere il passo. A scattare una fotografia sul settore è Confcommercio Bergamo, immortalando la rivoluzione della ricettività. In Bergamasca, stando alla banca dati del ministero del Turismo aggiornata a fine novembre, sono 4.640 le strutture ricettive registrate, di cui 4.344 (il 93,6%) già dotate di Cin: è una performance superiore alla media nazionale (89,2%), mentre chi manca all’appello è perché non è al momento operativo o perché ha cessato l’attività ma non ha ancora chiuso formalmente la posizione.

Gli alberghi sono ormai solo il 5,3% delle strutture ricettive: dominano le altre forme d’impresa, come le strutture extra-alberghiere «classiche» (B&B, agriturismi con posti letto, rifugi, campeggi), che rappresentano il 33% del totale, ma soprattutto l’amplissima galassia di «alloggi destinati al turismo», il 61,7% del totale, cioè gli appartamenti tipicamente dati in affitto breve. Lo rimarca un’altra prospettiva: più della metà delle strutture ricettive (il 55,5%) è un alloggio gestito da privati senza partita Iva, tipicamente persone che «puntano» su una seconda (o terza, ma a volte pure quarta) casa da adibire a queste finalità.

Tra web e territorio

Confcommercio ha incrociato questi dati con il portale «Alloggio sicuro» di Federalberghi, evidenziando così «il ruolo centrale delle piattaforme di intermediazione: oltre la metà degli alloggi (52,1%) è commercializzata tramite Booking, mentre il 39,3% utilizza Airbnb. Un ulteriore 9,8% è presente su Tripadvisor». È un territorio polarizzato, quello orobico, con un turismo a velocità differenti.

La metà delle strutture ricettive si concentra nel capoluogo, un altro 9,4% è nell’hinterland. Oltre l’area urbana spicca il bacino dei laghi (Endine e Iseo), con il 16,2% del totale, mentre le valli presentano differenze: più numerosa la presenza in val Brembana (il 9,4%), lievemente meno in val Seriana (il 16,2%). Appena il 2,1% è nella pianura. Sul fronte dell’economia, però, «la crescita del turismo che ha caratterizzato il nostro territorio non ha prodotto una crescita correlata delle imprese del settore, perché si è tradotta per lo più in attività svolta da privati», osserva Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo.

La partita Iva

Tornando alle evidenze di InsideAirbnb, emerge come appunto circa 1.500 annunci pubblicati su Airbnb in Bergamasca siano di host (cioè proprietari o gestori) che «commercializzano» almeno tre strutture: è verosimile pensare che non siano molti quelli già in possesso di una partita Iva.

Fusini accoglie positivamente la novità: «Questa misura va nella direzione giusta perché sposterà una buona parte degli immobili verso una gestione imprenditoriale e quindi maggiormente manageriale che consentirà gli investimenti. La ricettività non può essere limitata dall’essere erogata come un secondo lavoro ma deve essere svolta in modo altamente professionale».

La governance del territorio

Ecco perché Fusini lancia una proposta: quella di «una regolamentazione efficace per gestire l’overtourism laddove crea problemi di scarsità di immobili per i residenti, pressione sui canoni e servizi al collasso. Si apre la necessità di introdurre una funzione di programmazione e regolatoria in capo a un ente superiore, Regione o Provincia, per coordinare gli sforzi dei Comuni ed evitare che ciascuno vada per la propria strada a discapito degli altri». Con un parallelo, secondo Fusini occorre «scongiurare il ripetersi in versione “digitale” dello stesso fenomeno registrato con lo sviluppo delle seconde case nelle valli bergamasche negli anni ‘80 e ’90, che non ha costituito un modello di sviluppo turistico ma solamente immobiliare».

Per professionalizzare il settore, è nata Federalberghi Extra, il gruppo di Confcommercio dedicato all’extra-alberghiero: «Formazione e informazione sono strumenti di supporto insostituibili per chi opera nel settore dell’ospitalità e degli affitti brevi – rimarca la presidente bergamasca Ilze Allena -. Il quadro normativo e degli adempimenti è oggi complesso e in continua evoluzione, e non sempre di immediata lettura, soprattutto per le realtà di dimensioni più piccole. Guardiamo con interesse all’intento del Comune di Bergamo di intervenire sul tema della pressione turistica nei borghi storici e di promuovere una distribuzione più equilibrata della ricettività sul territorio. Si tratta di un obiettivo comprensibile, che tuttavia non deve risultare nell’applicazione eccessivamente limitativo per chi opera correttamente».

© RIPRODUZIONE RISERVATA