Vinitaly, la «Doc» Valcalepio festeggia 50 anni
LA FIERA. Cauto ottimismo per le aziende bergamasche presenti al Vinitaly, nonostante la situazione geopolitica. L’export punta su mercati più vicini: Svizzera e Germania.
Il vino bergamasco fa squadra al Vinitaly e riparte dai 50 anni della «Doc» Valcalepio, celebrata proprio durante la fiera internazionale di Verona (che termina domani), con l’obiettivo di guardare con fiducia al futuro. Sul piatto pesa il calo dei consumi, che si somma alle tensioni geopolitiche con le incertezze legate all’export e i rincari delle materie prime. Uno scenario che non fa perdere l’ottimismo ai «vignerons» orobici, impegnati per trovare nuovi sbocchi di mercato e soluzioni per avvicinare il pubblico. Le visite dirette in cantina sono per esempio in forte crescita, grazie anche al progetto «Bergamo Wine Experience», portato avanti da Visit Bergamo con gli attori del territorio.
Anniversario dei 50 anni del disciplinare collegato al vino Valcalepio, datato 1976
In fiera 12 etichette bergamasche
Dopo due giorni di Vinitaly, tra gli stand si respira un cauto ottimismo, grazie alle numerose presenze di visitatori e di buyer internazionali. Lo zoccolo duro del vino bergamasco è concentrato nel padiglione Lombardia, dove si possono degustare le etichette di una dozzina di cantine all’interno dello stand istituzionale decisamente originale per un clima di festa.
«Per i 50 anni del disciplinare collegato al vino Valcalepio, datato 1976, abbiamo abbandonato la formula della piazza per un’esposizione lineare che ci permette di ripercorrere mezzo secolo di storia – commenta il direttore del Consorzio Valcalepio, Sergio Cantoni -. Vogliamo che la gente e i giovani tornino ad appassionarsi di vino, che deve essere visto come una bevanda da gustare senza troppi sofismi, ma più per il piacere del consumo conviviale: dobbiamo puntare sui bergamaschi e sulla ristorazione».
Albani: «Bene il mercato locale, ma anche le visite in cantina e l’export, in particolare verso Svizzera e Germania»
Marco Locatelli, presidente del Consorzio, è presente con l’azienda agricola Tosca: «Speriamo tutti che il mercato migliori con un incremento dei consumi, ma nel frattempo non stiamo certo fermi, promuovendo in primis i nostri 50 anni con uno stand molto allegro e interattivo». Emanuele Medolago Albani guarda ai prossimi mesi: «Bene il mercato locale, ma anche le visite in cantina e l’export, in particolare verso Svizzera e Germania, senza dimenticare nuove frontiere come la Polonia». Commenti generalmente positivi anche per Angelo e Franco Plebani del Calepino, così come da parte di Oikos, presente con la responsabile commerciale Frida Tironi.
Premiata Bruna Gritti Cerea
La promozione dei vini passa anche dagli ambasciatori della cultura enogastronomica lombarda, con tre figure di spicco premiate ieri dagli assessori regionali Alessandro Beduschi, Debora Massari e Francesca Caruso, i ministri Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Gianmarco Mazzi (Turismo), e il consigliere Alberto Mazzoleni: la bergamasca Bruna Gritti Cerea del gruppo Da Vittorio, il pasticciere Iginio Massari e Maurizio Zanella, fondatore della cantina Ca’ del Bosco.
Se il Consorzio Tutela Moscato di Scanzo ha deciso quest’anno di non esporre al Vinitaly, ma con qualche bottiglia della Docg presente comunque ai banchi d’assaggio, ci sono cantine che ritornano a distanza di anni. «Mancavamo dal 2018 e abbiamo deciso di tornare per rilanciare la rete commerciale - commenta Gabriella Cortinovis de La Rocchetta di Villongo -. In due giorni abbiamo stretto contatti con importatori giapponesi, ma anche lituani e croati, interessati in particolare al metodo classico».
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