Vino, battaglia vinta: niente etichette sul cancro. Il sollievo della filiera

La decisione L’Europarlamento fa marcia indietro. Associazioni, consorzi e politica: «Errato considerare il vino un prodotto tossico, nelle giuste dosi fa bene».

Vino, battaglia vinta: niente etichette sul cancro. Il sollievo della filiera
Filiera del vino soddisfatta per le modifiche dell’Europarlamento

La filiera vitivinicola tira un sospiro di sollievo, dopo la decisione dell’Europarlamento di non introdurre sulle etichette i riferimenti al pericolo di cancro, così come era stato fatto per i pacchetti di sigarette. Nei giorni scorsi le associazioni e i produttori bergamaschi si erano schierati compatti contro la misura in discussione. In Italia il comparto vale 12 miliardi di euro di fatturato e offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone, distribuite su tutta la filiera, dalla vigna alla tavola.

La provincia di Bergamo produce ogni anno 45 mila ettolitri di vino, con 2,5 milioni di bottiglie Doc Valcalepio e Terre del Colleoni, 3 milioni di bottiglie Igt, 300 mila spumante Metodo classico e 60 mila bottiglie da mezzo litro di Moscato di Scanzo Docg. Grazie agli emendamenti approvati a Bruxelles, è prevalsa la linea morbida, con l’invito a migliorare l’etichettatura delle bevande alcoliche, aggiungendo informazioni su un consumo moderato e responsabile.

«È decisamente preoccupante assimilare il vino a prodotti assolutamente pericolosi e tossici – commenta Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo -. Si rischiavano ricadute sull’intera filiera, spostando i consumi su bevande più dannose e danneggiando l’immagine del nostro Paese, conosciuto dai turisti per i prodotti enogastronomici e per i paesaggi vitati».

Anche Confagricoltura Bergamo aveva alzato le barricate contro la proposta europea. «Eravamo contrari alle nuove etichette perché si trattava di un provvedimento senza senso in termini di tutela della salute – conferma il direttore Enzo Ferrazzoli -. Dobbiamo tutelare i produttori e tutta la filiera, che avrebbero subìto un ulteriore fermo in un mercato che fatica a svilupparsi».

La presidente di Ascovilo, Giovanna Prandini, punta sulla tutela della tradizione e della storia dei paesi produttori. «Purtroppo l’Europa delle burocrazie e dei grandi interessi lobbistici è molto lontana dai territori e non riconosce il giusto valore a prodotti di altissima qualità come i nostri vini – ha commentato Prandini -. Siamo il Paese più attento ai controlli e alla salubrità del prodotto, proprio a tutela dei consumatori».

Anche i presidenti dei consorzi di tutela bergamaschi avevano auspicato un rapido dietrofront. «Abbiamo sempre fornito tutte le informazioni necessarie sul prodotto vino e il fatto che l’alcol faccia male non regge sicuramente una parificazione alle sigarette – fa presente Emanuele Medolago Albani, presidente del Consorzio di Tutela del Valcalepio -. In questo modo si sarebbe penalizzato il prodotto e influenzato il mercato».

Che il vino venga considerato un alimento cancerogeno «è semplicemente demenziale – aggiunge Francesca Pagnoncelli Folcieri, presidente del Consorzio di Tutela del Moscato di Scanzo -. La salute comprende alimenti e stili di vita. Bisogna puntare sull’educazione alimentare, partendo dal fatto che il vino ha proprietà e benefici scientificamente provati».

Il direttore del Consorzio Tutela Valcalepio, Sergio Cantoni, sottolinea come «in tutte le cose, dipende dalla quantità di alimenti che vengono assunti. Bisogna semmai puntare all’educazione dei consumatori con stili di vita sani, a partire dalle scuole». L’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi, sostiene che «associare cibo e vino al cancro ha già fatto grandi danni. Occorre fare squadra per difendere il settore agroalimentare, una vera ricchezza del nostro Paese. I vini lombardi crescono a doppia cifra e più del 90% delle etichette prodotte è di qualità, grazie alla collaborazione tra regione e consorzi». Sulla questione legata alle «nuove» etichette sono intervenuti anche la deputata leghista Rebecca Frassini e il presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Andrea Tremaglia, che hanno bollato la proposta come «inutile e dannosa per tutto il comparto vitivinicolo».

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