Berlusconi senza freni ed è caccia a nomi di peso

Silvio Berlusconi come sempre sarà candidato in varie circoscrizioni ma soprattutto si misurerà a Monza, città alla quale ha regalato la serie A per la squadra di calcio cittadina e la cui industriosa provincia da sempre lo ospita nella brianzola Arcore. Sarà quella la sua grande rivincita dopo l’onta subita con l’espulsione dal Senato dopo le sentenze definitive di condanna. Un «rieccolo», fanfanianamente parlando, che promette di fare scintille anche dopo la rielezione, dal momento che Silvio non nasconde le sue ambizioni di fine carriera: come minimo, la presidenza del Senato se non ancora più su.

Ma nel frattempo il Cavaliere sta facendo una sua intensa campagna elettorale con annunci quotidiani ripresi dalla stampa-tv di famiglia, e l’ultima riguarda la proposta di rendere inappellabili le sentenze di assoluzione: «Basta con i processi che non finiscono mai». In un botta-e-risposta che sembra far tornare i tempi eroici degli scontri corpo a corpo con le «toghe rosse», il presidente dell’Anm ha gelidamente ricordato che già una volta Berlusconi provò ad ottenere questa norma ipergarantista con la legge dell’avvocato Pecorella, ma fu giudicata incostituzionale dai giudici della Consulta. Da qui al 25 settembre ne vedremo ben altre dal quartier generale berlusconiano.

Quanto alle altre candidature, i leader si sono divisi equamente le zone di influenza: Giorgia Meloni nella sua Roma e Matteo Salvini a Milano. Sui nomi di spicco ancora si discute ma alcuni elementi si danno per certi. Per esempio Giulio Tremonti e Giulio Terzi di Sant’Agata sicuramente saranno della partita nella squadra di Fratelli d’Italia pronti a diventare ministri di prima fila; come possibile è la candidatura dell’ex direttore generale della Banca d’Italia (ora Bce) Fabio Panetta che secondo una leggenda metropolitana sarebbe stato suggerito alla Meloni nientemeno che da Mario Draghi come possibile responsabile dell’Economia a mo’ di garanzia per i mercati e la Commissione europea. Sapendo di quante preoccupazioni suscitano in Europa le ricette economiche del centrodestra, non è escluso che la leggenda abbia un fondo di verità. Vedremo. Non ci sarà invece Flavio Briatore, da sempre tifoso del centrodestra ma restio a presentarsi alle urne: reclama competenza e bravura nella scelta di ministri e sottosegretari, chissà che non pensi a se stesso. In pole position il giudice Carlo Nordio, sempreverde candidato alla Giustizia, mentre non è chiaro cosa vorrà fare Guido Crosetto, il più ascoltato consigliere di Giorgia: il ministro o il suggeritore delle super nomine negli enti economici (Eni; Enel, Leonardo, Cdp, ecc.)? Quanto alla Lega per ora si conoscono i nomi di Mario Barbuto, presidente dell’Unione italiana ciechi, del generale Giuseppe Valditara e di Vincenzo Pepe, esponente dell’«ambientalismo pragmatico» che piace alla Lega.

Il centrodestra marcia con il passo dell’armata che va a vincere, ha messo la sordina a qualunque differenza tra leader e partiti, fa dimenticare i personalismi e le ambizioni, si presenta come un muro compatto: l’esatto contrario del centrosinistra dove invece lo sport più diffuso è quello della rissa domestica. Ogni tanto Pd, centristi, sinistra radicale, ecc. si ricordano che il loro comune avversario sarebbe il centrodestra che viaggia ad una distanza di almeno 18 punti di vantaggio.

Nel frattempo il listino bloccato delle candidature di Giuseppe Conte è stato approvato da quasi il 90 per cento degli elettori pentastellati che sono andati a votare per le cosiddette «Parlamentarie»: per quanto il M5S possa subire una debacle nelle urne, Patuanelli e Appendino, Licheri e Floridia, Cafiero de Raho e Scarpinato dovrebbero avere assicurato il loro posto al sole accanto all’«avvocato del popolo».

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