Caso Minetti, bizzarro non cercare prima prove in Uruguay

MONDO. Non sembra proprio che il «caso Minetti» sia destinato a sgonfiarsi nel giro di poco tempo. Anzi, a giudicare dal lavorio sia giornalistico che giudiziario, ci si attende che escano altre rivelazioni.

Per esempio i media uruguayani si sono scatenati contro la coppia Minetti-Cipriani rilevando «l’estrema irregolarità» della loro «adozione» del bambino che, ora si è saputo, non era orfano come invece sembrava. Inoltre in una intervista telefonica al ministro Nordio, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci ha detto di avere una fonte che avrebbe visto il Guardasigilli in Uruguay, cosa che Nordio smentisce almeno per quel che riguarda il periodo in questione pur non negando di essere stato un paio d’anni in missione in quel Paese.

Insomma, c’è tutto il materiale per andare avanti, per riempire paginate di giornale e ore di talk show con una processione di notizie, false, vere o verosimili, di veleni e di sospetti. Tutte cose che il Quirinale ha chiesto di chiarire e che la Procura di Milano sta cercando di capire, allargando per la prima volta il raggio d’azione della polizia giudiziaria anche all’Uruguay. Nessuno ha spiegato per quale ragione le indagini all’estero non siano state eseguite nella trafila burocratica che deve seguire una richiesta di grazia: la carta arriva al Quirinale che la gira al ministero della Giustizia per le verifiche che devono essere ordinate dalla magistratura che ne incarica la polizia giudiziaria.

La vicenda dell’adozione

Ora, in presenza di una richiesta di grazia di una persona, Minetti, che vive in Uruguay, che in Uruguay dice di aver adottato un bambino uruguayano che ha genitori del medesimo Paese assistiti da un’avvocatessa uruguayana che però muore bruciata viva insieme al marito mentre la madre del bambino sparisce (il padre è in carcere). E in tutto ciò l’unico posto dove nessuno va a vedere come stanno le cose è l’Uruguay. Bizzarro. Al punto da suscitare i peggiori sospetti che vengono tutti fatti risalire dall’opposizione alla responsabilità politica del ministro della Giustizia di cui vengono chieste le dimissioni. Nordio non ci pensa nemmeno ed è in questo difeso da Giorgia Meloni che lo ha fatto ascoltare dal sottosegretario Mantovano, anche lui ex magistrato. La chiacchierata deve essere stata sufficientemente esaustiva per indurre la presidente del Consiglio a dire che «Nordio non si deve dimettere», sia pure aggiungendo un prudente «stando a quello che risulta oggi». E così le opposizioni si agganciano a Report aspettando che Ranucci faccia esplodere qualche rivelazione, posto che il giornalista le abbia e che siano verificate e credibili.

Il ruolo del ministro Nordio

Insomma, si respira un’aria di attesa e di grande tensione: sia per il peso del ministro in causa le cui eventuali dimissioni aprirebbero un caso politico molto difficile da gestire, sia perché è stato trascinato in questo pasticcio nientedimeno che il Presidente della Repubblica. Il quale ha detto sin dal primo momento che la grazia è stata concessa – non avendo strumenti propri di indagine - sulla base dei pareri favorevoli sia del ministro che della Procura Generale di Milano come prescrive il Codice di Procedura Penale. Inoltre sempre il Quirinale ha spiegato che è stata presa in considerazione soprattutto la causa umanitaria, quella di un bambino orfano e malato che aveva bisogno di essere curato e seguito proprio da Nicole Minetti che, con la sua nuova condotta di vita, avrebbe potuto corrispondere al fine rieducativo della pena. Ma se i presupposti della richiesta di grazia erano falsi, qualcuno – per faciloneria o per calcolo – ha messo in imbarazzo il Presidente della Repubblica. E di questo si deve trovare chi ne risponde. Naturalmente il gioco adesso è quello dello scaricabarile, vedremo come andrà a finire: ma non è per adesso.

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