Dai migranti al Pnrr, l’isolamento non paga

Il commento. In altri tempi, stando all’opposizione, Giorgia Meloni oggi avrebbe tuonato contro il governo accusandolo di impotenza di fronte all’eccezionale aumento di sbarchi di immigrati illegali sulle nostre coste meridionali: 6.500 in cinque giorni, 27mila dall’inizio del 2023, quattro volte più dello stesso periodo dell’anno successivo.

Purtroppo per la premier, però, ora è a lei che corre l’obbligo di trovare una linea di azione efficace per affrontare l’emergenza sapendo che un’onda d’urto come quella che si sta riversando sull’Italia, e più ancora quella - gigantesca - che si starebbe preparando sulle coste nordafricane (si parla di 900mila persone pronte ad imbarcarsi verso il nostro Paese), rischiano di travolgere politicamente il governo e i partiti che per anni hanno chiesto misure draconiane anti-immigrati, blocchi navali, chiusura dei porti, ecc. Meloni è uscita dall’emergenza-Cutro con un danno d’immagine piuttosto consistente e non può certo fare il bis: la linea dura per ora infatti si è attenuata. Ma quello che ancora non si riesce a raggiungere è un accordo con l’Europa per farci aiutare. L’ipotesi più accreditata è di far ripartire quella che un tempo si chiamava «Operazione Sophia», cioè navi europee che tutte insieme pattugliano il Mediterraneo per individuare i flussi di migranti, provvedere al rimpatrio e distruggere i barconi degli scafisti. Non molti ricordano che a smantellare quell’iniziativa Ue fu proprio Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno del governo Conte 1, ma è probabile che il capo della Lega, insolitamente silenzioso sull’argomento in questi giorni, debba accettare il compromesso che si profila con Bruxelles: «Sofia» dovrebbe essere allargata alle Nazioni Unite (gestione dei campi di accoglienza in Nord Africa) e Unione africana (gestione dei rimpatri).

Nel frattempo sia gli italiani che i francesi (con l’aiuto di Paolo Gentiloni) si stanno dando da fare per ottenere 2 miliardi di dollari dal Fondo monetario e dalla Banca mondiale per evitare il collasso della Tunisia che provocherebbe quell’ondata di quasi un milione di persone di cui parlavamo più sopra. Quella migratoria è forse la questione più spinosa - perché più identitaria, elettorale e politica - per la destra di governo, ma certo non l’ultima. Per esempio la discussione sui motori green che oggi approda alla riunione dei ministri dell’Energia Ue al momento ha visto l’Italia tagliata fuori dall’accordo tra la Commissione e la Germania per far rientrare i motori endotermici a carburanti sintetici nei nuovi, rigidi, regolamenti per la decarbonizzazione. L’Italia chiedeva che fossero compresi anche i bio-carburanti di cui noi siamo produttori ma per il momento è stata ignorata: i ministri Urso e Pichetto Fratin si dicono fiduciosi sulla possibilità che il risultato si possa ancora ottenere ma la strada sembra davvero in salita.

Allo stesso tempo Giorgia Meloni è estremamente preoccupata per come stanno andando le cose sul Pnrr: siamo in ritardo e rischiamo di vederci negare la nuova tranche di 19 miliardi legata al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Fortunatamente Roma ha ottenuto la proroga di un mese sperando di fare in tempo per presentarsi con i compiti fatti, ma a finire sotto accusa sono i nuovi criteri di gestione del Piano che sono stati introdotti dal nuovo governo modificando quelli messi appunto da Draghi e che ci hanno garantito finora il regolare pagamento delle rate.

Migranti, Pnrr, normative green, tutte tematiche che richiamano un punto debole della nostra attuale politica estera: la capacità di tessere alleanze e di far contare la nostra volontà. Dallo scontro con i francesi in poi, Meloni ha capito che l’isolamento non paga.

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