Disunità nazionale
La politica
da rifondare

È stato definito «governo di unità nazionale», ma da quel che si vede parrebbe più un «governo di disunità nazionale». Non c’è tema caldo dell’agenda politica su cui non si registrino evidenti, plateali, talora addirittura vantate, divergenze tra i vari partiti di maggioranza. Solo per citarne i più recenti: obbligo vaccinale, green pass, immigrati, reddito di cittadinanza, Monte dei Paschi di Siena. Nessuno certo s’illudeva sul fatto che, come per incanto, potessero sparire i motivi di contrasto tra partiti storicamente avversi solo perché convergevano a sostenere un governo di solidarietà nazionale, di fronte a un’emergenza. Ci sarebbe da aspettarsi, però, che i nemici/alleati mostrassero buona volontà nel tacitare e, quando questo non è possibile, nello smussare le questioni che possono suscitare aspri contrasti.

Disunità nazionale La politica da rifondare

Abbiamo dei precedenti illustri nella nostra storia repubblicana. Una prima volta nel 1945-47, una seconda nel 1976-78 acerrimi nemici come la Dc e il Pci, per il bene supremo della democrazia, nel primo caso da costruire dopo la caduta del fascismo, nel secondo da salvaguardare dal pericolo del terrorismo, seppero mettere la sordina alle loro contese. Il contrario di quel che fanno oggi i partiti. Lungi dal silenziare i motivi di contrasto, si prodigano ad amplificarli. Li agitano come drappi rossi che fanno infuriare gli alleati/avversari.

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