Draghi da supplente
ad arbitro invocato

Non ci siamo ancora liberati dall’incubo della pandemia che ne dobbiamo affrontare uno nuovo, altrettanto inaspettato e parimenti devastante sul piano economico: il caro bollette. Non è tutto. Si riaffaccia anche una vecchia conoscenza degli anni Settanta: l’inflazione, insaziabile divoratrice del potere d’acquisto dei percettori di reddito fisso, la maggioranza degli italiani. Draghi fa quello che può, ma non c’è da farsi troppe illusioni. Le misure allo studio saranno inesorabilmente troppo poco rispetto alle attese e alle necessità di famiglie e imprese. Pandemia, caro bollette, inflazione, debito pubblico da capogiro, tassi d’interesse in salita, spread in tensione: anche un governo che contasse sul sostegno corale di una maggioranza davvero solidale avrebbe il suo bel da fare per superare una sfida di questa portata.

Draghi da supplente ad arbitro invocato
Mario Draghi
(Foto di ROBERTO MONALDO / POOL / POOL)

Figuriamoci un governo che galleggia sul mare già oggi agitato di partiti sempre in lite tra loro e che lo diventerà ancor più con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale dell’anno prossimo. Il «tecnico» Draghi è stato chiamato a supplire i partiti in attesa che si rialzino dal pantano: dopo le prove assai poco esaltanti, offerte con le continue giravolte di parlamentari e le combinazioni di governo che tradivano ogni regola di coerenza, da ultimo si erano dimostrati incapaci persino di dar vita a una maggioranza di fine legislatura. È allora che si è ricorsi all’ex presidente della Bce, un uomo capace di affrontare la grave emergenza: una sorta di dictator, il magistrato che il Senato romano chiamava a reggere temporaneamente le sorti della Repubblica, investendolo di poteri straordinari. Insomma, la sua doveva essere una supplenza temporanea, in attesa dell’auspicabile superamento dell’emergenza.

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