Due guerre in Ucraina in attesa degli Usa

ESTERI. Gli osservatori attenti al conflitto russo-ucraino sanno che la tragedia dimenticata si consuma su due fronti. Il primo è in corso lungo un migliaio di chilometri, dal Donbas agli oblast di Kherson e di Zaporizhzhia, territori annessi illegalmente dal Cremlino ma nei quali si continua a combattere.

La controffensiva di Kiev non ha raggiunto l’obiettivo di liberarli ma ha impedito a Mosca di «sfondare» la prima linea. Peraltro l’Ucraina ha invece ripreso il controllo di una parte del Mar Nero: navi in partenza da Odessa, cariche anche di grano, sono riuscite a percorrerlo e a raggiungere il Mediterraneo. Pure la Crimea resta sotto tiro, base militare e logistica attraverso la quale gli occupanti riforniscono i battaglioni al fronte.

La seconda guerra, la più subdola e ancora poco soppesata dalle opinioni pubbliche occidentali nella sua gravità, da quasi due anni prende di mira ogni notte o all’alba edifici civili, in particolare abitazioni, in città e in villaggi lontani dal fronte e privi di obiettivi militari. Le vittime sono persone indifese, soprattutto anziani, donne e bambini perché gli uomini in età da combattimento sono al fronte. Per il diritto internazionale, colpire deliberatamente edifici ad uso civile è un crimine: secondo l’Onu in quasi due anni ne sono stati abbattuti 213mila, compresi ospedali, scuole, asili e chiese. La «seconda guerra» ha l’obiettivo di terrorizzare la popolazione per convincerla alla fuga (un ucraino su tre non vive più nella propria casa) o all’improbabile rivolta contro il proprio governo. Negli ultimi mesi è stata intensificata. Le principali città, e soprattutto la capitale, dispongono di una difesa che permette di abbattere parte di missili e droni esplosivi lanciati dagli occupanti. Ma Vladimir Putin è impegnato in un’escalation e dispone di nuovi, micidiali strumenti di morte: i russi hanno sperimentato nello Stato invaso su larga scala gli «Hwasong-11» nordcoreani, missili balistici progettati copiando un’arma sovietica. Inoltre Mosca produce l’unico missile ipersonico operativo al mondo: il «Zircon». Iran e Nord Corea hanno sviluppato prototipi simili che saranno perfezionati con il contributo dei tecnici russi.

Alcune città ucraine, come l’ex capitale Kharkiv, oggetto di bombardamenti accaniti nell’ultimo periodo, non hanno però le «coperture» adeguate alla nuova fase. Kiev aveva chiesto a Israele il potentissimo scudo protettivo «Iron dome» ma il governo Netanyahu non lo ha concesso per non irritare la Russia, alleata preziosa per tenere a bada l’Iran, nonostante le recenti uscite pubbliche di Putin a favore di uno Stato palestinese, dichiarazioni per compiacere il cosiddetto «Sud globale» del quale il Cremlino vorrebbe ergersi a guida. Intanto crescono le preoccupazioni per l’apertura di nuovi fronti: dopo le minacce ricevute dallo «zar», Lituania, Lettonia ed Estonia hanno concordato la costruzione di fortificazioni lungo i confini con la Russia. Ma ad oggi Mosca non dispone delle capacità per iniziare «operazioni militari» in altri Stati oltre a quello ucraino. Può a malapena contare su un numero sufficiente di uomini e l’industria bellica esprime già il massimo potenziale per garantire quanto serve per il conflitto con Kiev.

Sul fronte diplomatico, l’Ucraina ha proposto un vertice in Svizzera per discutere il proprio piano di pace: in ossequio al diritto internazionale, prevede il ripristino dei confini travolti dagli invasori, i quali però hanno ribadito in più occasioni che saranno loro a dettare le condizioni di un negoziato, a partire dal riconoscimento dei territori occupati, il 20% del Paese invaso.

Putin intanto assiste con piacere all’ascesa nelle primarie dei Repubblicani americani del redivivo Donald Trump. Con sprezzo del ridicolo, l’ex presidente Usa ha detto: «Posso trovare un accordo in 24 ore». La replica del presidente Volodymyr Zelensky è stata laconica, un richiamo alla realtà: «Se può davvero fermare la guerra in un giorno, venga a Kiev e lo faccia». Un viaggio nel dramma ucraino, nei suoi devastanti effetti, nei molteplici crimini e nella sua complessità, chiarirebbe le idee non solo a leader politici ma anche a presunti esperti che chiacchierano di guerra a sproposito.

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