Emergenza climatica, una priorità politica
Un abbeveratoi quasi del tutto asciutto nel Nuovo Galles del Sud, in Australia (Foto by Ansa)

Emergenza climatica, una priorità politica

A Napoli sono riuniti i ministri dell’ambiente dei Paesi del G20 – che è come dire l’80% delle emissioni carboniche riunite a congresso. Sono infatti gli Stati che con l’80% del loro prodotto interno lordo hanno portato il mondo ai limiti dell’emergenza climatica. È difficile ora convincere tutti che occorre fare un passo indietro. Vi sono nazioni come la Cina o l’India che hanno patito per secoli il sottosviluppo ed ora nel pieno del loro boom economico vengono chiamate a rinunce. E proprio da quei Paesi occidentali che per primi hanno avviato lo sviluppo moderno e ne hanno tratto più di tutti vantaggio.

La questione è quindi politica ancor prima che ambientale. Si tratta di convincere i popoli che il clima è importante, ma non al prezzo di dover rinunciare alle conquiste ottenute e alle speranze di migliorare il proprio benessere. Il ministro Cingolani ne è consapevole e l’obiettivo di ridurre il riscaldamento globale dell’1,5% in dieci anni va a scontrarsi con economie basate sul petrolio o sulle fonti fossili come per gli Emirati Arabi ed anche Cina e Russia. La rivoluzione energetica come tutte le rivoluzioni scuote equilibri definiti e ne crea altri. Da qui l’ angoscia degli Stati che oltre al rischio del riscaldamento globale temono quello del declassamento. Si tratta quindi di stemperare questi timori con aiuti consistenti, 100 miliardi, da parte dei Paesi ricchi verso quelle parti del mondo che prive di tecnologie adeguate sarebbero indotte ad inquinare di più. Questo è il primo punto.

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