L'Editoriale
Mercoledì 07 Gennaio 2026
Governanti e governati: se cresce la distanza
MONDO. La ristretta élite del mondo e lo smantellamento delle regole del diritto. In testa alla classifica dei superpotenti tre nomi di facile riconoscimento: Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping.
Noncuranza. Al di là del termine, emerge un dato di fatto che sta segnando le attuali vicende nel panorama mondiale: la distanza sempre maggiore tra governanti e governati. Questione antica, se si pensa che Max Weber, nel corso della Prima guerra mondiale, affermava con lucida preveggenza: «La posizione dominante del potere nei confronti delle masse “dominate”, poggia in effetti su quella che è stata definita recentemente la “superiorità del piccolo numero”». La premonizione del grande sociologo inchioda alle loro responsabilità i gruppi dirigenti di autocrazie e dittature presenti in un numero crescente di Stati. In testa alla classifica dei superpotenti tre nomi di facile riconoscimento: Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping. Il primo della triade ne è, al momento, il capofila, il guastatore per eccellenza - nelle bravate delle affermazioni pubbliche - autodefinitosi capo-proprietario delle Americhe, nessuna esclusa.
Gli Usa si propongono come governanti e garanti dell’intero Occidente; la Russia persegue da molti anni il disegno di Putin di rinverdire i fasti dell’Urss; a sua volta Xi Jinping arroga al suo Paese il diritto di riprendere il controllo di Taiwan e di farne valere la forza economica nell’Est del pianeta
L’invocazione trumpiana è corredata di pesanti minacce e folgoranti attacchi di guerra. Il fulminante intervento militare in Venezuela racchiude in sé il sommario armamentario ideologico del presidente Usa. Occupazione di un Paese straniero, cattura di un capo di governo (indiscutibilmente un dittatore, ma protetto dalla sua posizione istituzionale nel suo Paese), intenzione, nelle dichiarazioni pubbliche, di governare personalmente il Venezuela. Esecuzione materiale del modello esemplare della ripartizione che verrà. L’obiettivo è semplice da individuare. Gli Usa si propongono come governanti e garanti dell’intero Occidente; la Russia persegue da molti anni il disegno di Putin di rinverdire i fasti dell’Urss; a sua volta Xi Jinping arroga al suo Paese il diritto di riprendere il controllo di Taiwan e di farne valere la forza economica nell’Est del pianeta.
Non meno delittuoso l’operato, sotto l’ombrello americano, di Benyamin Netanyahu, il quale ha condotto un vero e proprio genocidio, surclassando per determinazione e virulenza il terribile attacco dei terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Sotto le mentite spoglie dell’operazione militare speciale, Putin il 24 febbraio 2022 ha invaso un Paese straniero, violando apertamente le norme del diritto internazionale. Da quel momento la guerra «per procura» tra Usa e Urss ha condotto soltanto a centinaia di migliaia di morti. Nella lontana Cina Xi Jinping tesse una paziente tela di rapporti nell’Est del pianeta, consapevole che attaccarla non conviene a nessuno dei rivali. Nell’insieme l’opinione pubblica mondiale è costretta a guardare attonita l’opera di posizionamento di Usa, Russia e Cina, accorgendosi che tutto ciò avviene nel progressivo smantellamento delle regole del diritto. In primo luogo, del diritto internazionale, ma non meno del disconoscimento del ruolo delle organizzazioni internazionali. I fatti mostrano quanto poco sia rimasto delle competenze e del ruolo persuasivo dell’Onu. Analogamente, occorre riconoscerlo, sta avvenendo per le condanne inferte dalle Corti internazionali, provvedimenti che restano sulla carta. Divenendo, a volte, carta straccia.
La legittimazione, sempre più spesso, viene evocata e cercata con la forza, piuttosto che sulla base della legalità democratica. Siamo in una fase nella quale prevale una «odierna incertezza del dritto»
In questo preoccupante quadro si inserisce la latente crisi che sta pervadendo le democrazie occidentali, in particolare in Europa. Il populismo ha aperto la breccia delle istituzioni parlamentari, nelle quali le forze politiche di destra sono ormai un elemento di ulteriore indebolimento del diritto e della legalità. La legittimazione, sempre più spesso, viene evocata e cercata con la forza, piuttosto che sulla base della legalità democratica. Siamo in una fase nella quale - come ha sapientemente scritto il grande giurista Paolo Grossi (poi presidente della Corte costituzionale) - prevale una «odierna incertezza del dritto». Scenario che conduce all’incertezza dei governi, affidando le sorti delle società ad una ristretta élite. Che agisce con noncuranza.
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