L'Editoriale
Sabato 29 Novembre 2025
Il non voto diventa un problema di sicurezza
MONDO. Della sempre più scarsa partecipazione degli italiani al voto si parla tanto il primo giorno, ma poi ci si dimentica degli effetti permanenti, che riguardano la rappresentatività e toccano addirittura la sicurezza nazionale, perché, se una democrazia si indebolisce, gli autocrati fanno festa.
Sembra che la politica lo consideri un male minore: in risposta, si concentra ancor più sulla coltivazione ossessiva del proprio recinto, alzando solo il tasso di ostilità verso l’avversario. È il frutto avvelenato del nostro cattivo maggioritario di origine referendaria, con polemiche estreme anziché confronti. L’elettore sta a casa anche per sfuggire a scelte fatte a tavolino, mai basate sulla qualità dei candidati, che del resto non può scegliere. Una democrazia non regge nel disinteresse crescente per la cosa pubblica, di cui si occupano sempre più solo tifoserie accanite, attirando più facilmente i furfanti o gli incapaci.
Questo è però anche un problema di sicurezza, perché siamo in un’epoca di strisciante guerra ibrida, basata non sui cannoni e le corazzate, ma sui metodi subdoli della disinformazione sorretta dalla tecnologia. Non colpisce il soldato nemico, ma il libero consenso del cittadino in buona fede.
Sul sito del Ministero della Difesa si può consultare un documento di 120 pagine che dovrebbe essere letto da chi non si è accorto che l’ombrello Usa sulla protezione dell’Europa si sta chiudendo in modo irreversibile. È la geopolitica ai tempi di Putin e Trump. L’ideologo del russo, Aleksandr Dugin, lo ha istruito convincendolo che l’Occidente è marcio, la democrazia è corrotta, le elezioni una farsa (e infatti pochi votano).
Le dinamiche europee
In quattro anni di guerra, i carri armati hanno conquistato piccole percentuali di nuova terra ucraina, dopo il decennio in cui abbiamo finto di non vedere Crimea e Donbass, ma si può dire che le avanzate della guerra ibrida in Europa siano state ben più consistenti. Anche al netto di Ungheria e Slovacchia, filoputiniani ci sono ormai ovunque, trattenuti o contrastati finché le maggioranze risicate tengono, ma in Francia, Germania, Regno Unito l’antieuropeismo avanza. In Italia, i partiti numero 2 di entrambe le coalizioni fanno sponda. La lettura del «non paper» del ministro Crosetto evidenzia la cybersecurity di alcuni Paesi e i ritardi dell’Italia, frenata da pacifisti vintage. «Quanto emerge – scrive Crosetto - è una attività malevola sotto soglia, in incessante mutamento, adattiva, multidominio e multidimensionale, volta a colpire in modo asimmetrico i centri di gravità dei nostri sistemi di governance», cioè il nostro assetto democratico.
«L’obiettivo è erodere la resilienza democratica, minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dividere le società, influenzare le opinioni pubbliche con false informazioni», quelle che gli elettori si portano in tasca ogni giorno e li inducono al non voto («minare la fiducia»). Non c’è attenzione a quanto accade davanti a noi: droni che fanno chiudere aeroporti, interferenze nelle elezioni, uso strumentale della pressione migratoria, finanziamento di partiti e gruppi filorussi, sabotaggio di infrastrutture energetiche, sostegno a chi destabilizza l’UE.
«L’obiettivo è erodere la resilienza democratica, minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dividere le società, influenzare le opinioni pubbliche con false informazioni»
Questo quadro punta a modificare convinzioni, indebolire resistenze culturali e a intaccare la nostra sovranità nazionale. Il dossier del Ministero andrebbe davvero meditato, onde evitare – scrive Crosetto - che «ci sveglieremo, un giorno, di fronte a un danno catastrofico e ci chiederemo, “sorpresi”, cosa sia avvenuto». Non andare alle urne è legittimo e del resto cresce ogni giorno il numero di cittadini che non si sentono rappresentati, faticano a scegliere e si rifiutano di sottoscrivere le alchimie dei «campi» opposti. Non è colpa degli elettori. Ci deve pensare la politica, usando gli strumenti che ha, magari con una legge elettorale che non sia fatta a misura dei presunti interessi di parte. Anche perché poi se la gente non vota, il risultato può essere un boomerang. È già accaduto.
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