L'Editoriale / Bergamo Città
Mercoledì 14 Gennaio 2026
Il trasporto pubblico e la guerra tra poveri
BERGAMO. Qualcosa a metà tra una partita di Risiko e un corso avanzato di finanza (molto) creativa. La prima bozza della relazione dell’Agenzia del Trasporto pubblico locale sulla copertura economica dei nuovi servizi attesi quest’anno, ovvero la linea 2 del tram e l’e-Brt, fa abbastanza pensare e soprattutto capire in modo chiaro una cosa: la coperta è sempre più corta.
Da qualunque parte la si guardi o, peggio ancora, la si voglia tirare. Si potrà obiettare sul fatto che quando si mettono in campo nuove infrastrutture e conseguenti servizi bisognerebbe pensare anche alla copertura finanziaria, ma per quanto la considerazione possa avere elementi di verità la situazione è molto più complessa e tale da non permettere semplificazioni spinte.
Partiamo con un dato che dice molto: ogni giorno in Lombardia il sistema del Tpl su gomma trasporta dal doppio al triplo dei passeggeri del ferro, sorvolando sulle performance di Trenord, decisamente discutibili. E non può essere una giustificazione il fatto che spesso i disagi nascano dalla rete, anche solo per il fatto che Rfi - che la gestisce - è una società di quel gruppo Ferrovie che tramite Trenitalia è partner al 50% di Trenord medesima. Per provare ad avere qualche risposta magari sarebbe sufficiente cambiare piano dello stesso palazzo... L’altra metà di Trenord è invece in mano al gruppo Fnm, ovvero la Regione. Come questa riesca a fare nello stesso tempo il controllore e il controllato è un mistero che si perpetua da sempre (spoiler, non ci riesce).
Ma torniamo a bus e tram, alla situazione di un sistema che ha conosciuto l’unica vera gara per l’affidamento del servizio nel 2004. Da allora si è andati avanti di proroga in proroga, l’ultima quella fino a dicembre 2026. E pensare che nel giro di 20 anni le condizioni non siano cambiate, (per giunta in peggio) è abbastanza assurdo. Così come credere di ottenere risultati diversi facendo sempre le stesse cose, per inerzia o in una logica di pura autoconservazione.
Sono anni che il sistema del trasporto pubblico locale va avanti a toppe senza un disegno organico di riforma a più livelli. Finanziario sicuramente, perché le risorse sono assolutamente insufficienti, ma anche di ridefinizione complessiva del servizio in un’ottica davvero d’integrazione modale
Per farla breve, sono anni che il sistema del trasporto pubblico locale va avanti a toppe senza un disegno organico di riforma a più livelli. Finanziario sicuramente, perché le risorse sono assolutamente insufficienti, ma anche di ridefinizione complessiva del servizio in un’ottica davvero d’integrazione modale. A maggior ragione di fronte a risorse pubbliche sempre più risicate e un quadro che non ammette sovrapposizioni o peggio ancora sprechi. Diversamente le soluzioni praticabili sono due soltanto, entrambe dolorose: o si tagliano i servizi o si aumenta il costo dei biglietti.
Ma il trasporto pubblico ha per sua natura un ruolo sociale fondamentale e su più piani, non ultimo quello ambientale, e per questo va sostenuto a prescindere . Proprio per questo serve un disegno complessivo, diversamente pensando di poter continuare ad arrivare dappertutto con le medesime (anzi, in calo...) risorse il solo risultato certo sarà quello di penalizzare proprio le fasce più deboli. Quelle svantaggiate sia dal punto di vista economico che geografico, pensiamo a un territorio complicato e montano come quello della nostra provincia: siamo sicuri che l’attuale assetto del Tpl sia davvero sostenibile a medio (se non prima...) termine?
Il contesto è complicato e rischia di farsi pericoloso quando un nuovo servizio come la T2 non ha i fondi non solo per le corse (e già qui...) ma anche per la manutenzione ordinaria. Per questo a nuove infrastrutture deve corrispondere anche una nuova visione del servizio, e non sarà mai a costo zero, nel senso che al tirar delle somme qualcuno potrà risultare leggermente penalizzato a favore però di un miglioramento che deve essere complessivo. Ma continuando a far finta di niente il rischio vero è che ci perdano tutti, perché è così che di solito finiscono le guerre tra poveri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA