L'Editoriale
Giovedì 22 Gennaio 2026
Italia, domande senza risposte
MONDO. Il voto a sorpresa del Parlamento europeo, che manda per le lunghe la ratifica di Mercosur, mette in imbarazzo Giorgia Meloni, già alle prese con qualche segnale di disagio sul fronte dei corpi intermedi che più l’hanno sostenuta in questi anni.
La recente, cruda protesta dei tassisti, ad esempio, è del tutto inedita per la destra, che ha sempre protetto la categoria anche nelle fasi più ricattatorie. In campo agricolo aveva avuto il coraggio di dare via libera al Trattato di libero scambio, a differenza della Francia di Macron che non poteva dar spazio alla Le Pen sul tema, ma ora la cosa è scappata di mano sia a lei che al presidente di Coldiretti Prandini, figlio d’arte in politica, che è sembrato in questi anni il vero ministro dell’Agricoltura. Gestiva la protesta ma puntava realisticamente a compensazioni e nuovi finanziamenti. Ora a quel mondo, molto arrabbiato nella sua base, andranno date spiegazioni non facili.
Le spiegazioni dovute
La cosa si somma ad altri malumori. Secondo la legge dei vasi comunicanti, Mercosur aveva dato sollievo in casa Confindustria, che aveva lungamente dimostrato sudditanza all’esecutivo ricavandone ben poco, solo il colpo in extremis dei 3 miliardi trovati da Giorgetti nel Bilancio. Ai costruttori è stato quanto meno promesso, ma solo promesso, un piano casa tutto da finanziare. Industria, artigianato ma anche commercio e turismo cominciano insomma a pensare di non avere una sponda affidabile. Saranno probabilmente proprio gli industriali ad affrontare un 2026 gramo, perché è fuori dalla mentalità stessa di questo Governo l’importanza di un cambio di passo nella crescita Pil. Si dovranno accontentare di aver partecipato a grattare il fondo del pentolone Pnrr e di aver ora un po’ di spazio per scappare dai dazi di Trump. Queste categorie dovranno insomma cavarsela da sole, come dimostra il recente piccolo segnale di ripresa industriale dopo 32 mesi di segno meno. I punti deboli si concentrano soprattutto in Via Veneto, sede del ministero delle Attività produttive. Lì ci sono alcuni problemi esplosivi (auto, siderurgia, energia) che richiedono decisioni politiche radicali non corrispondente alla competenza del ministro in carica, che sarebbe stato da tempo «rimpastato», ma guai a parlarne con una premier che ha paura che se si tocca la torre vien giù il solito problema Salvini al Viminale.
Il mercato dell’auto
Per l’auto è finita un’epoca. Se a Mirafiori c’è il deserto, il primo produttore cinese produce auto a gogò in una fabbrica di 170 km quadrati, con oltre 80mila operai. Con gli ultimi eventi di Taranto, c’è ora al tavolo siderurgia un possibile partner Usa che pochi conoscono e si esita a vendergli Ilva per un euro simbolico, ma intanto sono stati stanziati altri 149 milioni. L’alternativa, e cioè la più grande azienda siderurgica del mondo, sembra ormai chiaro che era in Italia, soprattutto per far fuori un concorrente. Aveva solo bisogno di una scusa per mollare e lasciare danni miliardari e la magistratura locale le ha dato lo spunto con dissennate chiusure di un impianto che oggi sforna a fatica 2 con potenzialità 8.
Ma il problema più grosso resta quello dell’energia. Meloni a Rimini a fine agosto fece il grande annuncio sull’allineamento dei prezzi tra il gas alla nostra frontiera e quello venduto alla Borsa europea (-20%), ma non è successo nulla e i misteri apparenti continuano ad essere tanti. Perché l’idroelettrico ha un costo ormai ammortizzato di soli 20 euro Mgw e viene venduto a 110? E perché le concessioni delle dighe sono state tutte rinnovate senza gara, anche di recente in Lombardia? Quanto al fotovoltaico, perché l’elettricità costa al massimo 20 euro e viene collocata a 300, a beneficio dei concessionari e con oneri nelle nostre bollette? E soprattutto: perché la Spagna vende elettricità da rinnovabili al 44% meno di noi e ha un eccesso che spesso viene immesso in rete gratis?
Ci si stupisce che un giovane laureato guadagni in Germania l’80% di più di un suo collega in Italia (relazione del Governatore Panetta), ma in un’economia in cui tutto si tiene, i conti finali sono questi. C’è in giro qualcuno che vuol vincere le elezioni rispondendo bene a queste domande?
© RIPRODUZIONE RISERVATA